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Italia Oggi

Una passione di famiglia ... La carriera e i gusti di Riccardo Pasqua, responsabile marketing di Pasqua Vigneti e Cantine... I nostri vini mi hanno chiamato, dovevo ascoltarli. Oggi volano in alto: persino nel menù di American airlines... C’è chi sogna di andare a vivere in campagna e c’è chi invece, avendo sempre avuto sotto gli occhi la quiete della Valpolicella, sente il bisogno della movida della metropoli. Nel caso di Riccardo Pasqua, responsabile marketing della casa vitivinicola veneta Pasqua Vigneti e Cantine, la scelta di spostarsi a Milano fu dettata non solo dalla ricerca di uno stile di vita più consono alla propria indole (“e poi perché mia moglie non avrebbe mai lasciato Milano per la campagna! Sapete come si dice: happy wife, happy life...”), ma soprattutto dalla sfida che rappresentava l’idea giovanile di affrancarsi da un percorso professionale all’interno dell’azienda di famiglia. “Volevo dimostrare a me stesso e a tutti gli altri che sarei stato in grado di fare qualcosa per conto mio, al di fuori della cantina, dove comunque sapevo che mi avrebbe aspettato un lavoro difficile e con aspettative altissime”, racconta Riccardo Pasqua. “Così, dopo essermi laureato in economia e commercio entrai nel 2003 in Aletti, una società di private equity meneghina che lavora soprattutto nel settore dell’entertainment. La bellezza di quel lavoro stava tutta nel fatto che si trattava di un fondo piccolo, capace di operare in sveltezza, e nonostante avessi un profilo junior, avevo goduto da subito di grande visibilità. A Milano ho trovato la mia giusta dimensione, e stare gomito a gomito con gli imprenditori mi ha permesso di conoscere da vicino come funziona un business, quali sono i suoi punti di forza e i suoi punti deboli”. Paradossalmente, è proprio l’esperienza in Aletti che fa maturare in Pasqua la consapevolezza della grande fortuna che gli hanno riservato la sorte e la discendenza. “Ho sentito il richiamo della nostra azienda per la concomitanza di due situazioni”, spiega il manager. “Lavorare a contatto con chi fa impresa mi ha fatto comprendere che mi sarei divertito di più nella parte dell’imprenditore, ma allo stesso tempo avevo notato che negli ultimi tempi in Pasqua c’era stata una vera ventata di novità”. Del resto, all’interno della casa vitivinicola questo è il momento della terza generazione: Pasqua Vigneti e Cantine esiste dal 1925, allorché Nicola, il nonno di Riccardo (che da Trani, in Puglia, si era trasferito, per il servizio militare prima e per amore poi, a Verona), convinse i suoi fratelli a raggiungerlo per aprire una serie di osterie dove si servivano vini pugliesi sfusi. “Locali in cui si mangiava in piedi, e il vino veniva trattato come una commodity. Quello fu il primo passo”, ricorda Pasqua. “Grazie al successo di questa iniziativa decisero di comprare un vecchio monastero abbandonato e cominciarono a produrre il loro vino”. Ed ecco che nel 2007 Riccardo Pasqua ritorna all’ovile, soltanto dal punto di vista professionale: l’idea di lasciare la sua casa a Milano, dove c’è quel mondo patinato e glamour che lo aveva attratto a suo tempo, non lo sfiora nemmeno. Entrare nell’organigramma Pasqua Vigneti e Cantine dell’azienda di famiglia significa assumere una posizione ben precisa, con mansioni e obiettivi stabiliti. A Pasqua viene affidata l’area marketing, che presuppone fra gli altri impegni lo sviluppo del mercato americano, sul quale si riversa una parte importante della produzione. Basti pensare che uno dei nettari Pasqua si è da poco aggiudicato un posto nella carta dei vini della prima classe della compagnia aerea American airlines. “Le esportazioni contano per il 70% del nostro fatturato, e i principali paesi in cui siamo presenti sono, oltre agli Stati Uniti, la Gran Bretagna, il Canada, il Giappone e quelli dell’area scandinava”, precisa. Ma qual è la ricetta del successo per un’azienda che continua a crescere dopo più di 80 anni di storia? “Al di là dell’inflazionato motto dell’innovazione nel segno della tradizione, Pasqua sostiene di avere per missione l’overdelivery: “Dobbiamo dare al mercato, e soprattutto alle sue nicchie, più di quello che il mercato ci chiede. Qualche esempio? Il lancio di nuovi prodotti, oppure, a parità di qualità, che deve sempre rimanere altissima, l’ideazione di un packaging più accattivante per i vini tradizionali”.

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