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Italia Oggi

Dall’accademia ai filari ... Per abbandonare le sirene del mare ho cambiato mentalità. Oggi affianco alla produzione del vino la svolta energetica... La vita, la carriera e i gusti di Alberto d’Attimis-Maniago Marchiò, imprenditore vitivinicolo... Conservare la tradizione di famiglia e i suoi valori, per non accettare passivamente i cambiamenti che portano con sé il destino e la modernità. Ne sa qualcosa il conte Alberto d’Attimis-Maniago Marchiò, che sognava una brillante carriera nella marina militare, seguendo le orme del padre, generale di cavalleria. Oggi si trova invece a dirigere l’azienda vitivinicola di famiglia a Buttrio, nel cuore dei Colli orientali del Friuli, “la più antica” della regione. Una scelta dettata dalla volontà di non spegnere la tradizione di famiglia. Al contrario, “la vita in campagna è piacevole”, concede oggi, nonostante il richiamo della vita militare fosse stato così forte da spingerlo a entrare, a 16 anni, nel collegio navale Morosini di Venezia e a superare il concorso per accedere all’Accademia navale di Livorno. A volte, però, la tenacia non basta. Nel 1989, alla morte dello zio Gianfranco d’Attimis-Maniago, Alberto, già designato a condurre un’azienda di famiglia che affonda le radici nel XVI secolo, ne prende le redini. Alle spalle ha già gli studi in agraria presso l’università di Udine e l’affiancamento dello zio nella conduzione quotidiana, ma alla responsabilità non è indifferente. È stato necessario “cambiare mentalità”, abbandonando a malincuore le sirene del mare e dedicarsi piuttosto alla ricerca di soluzioni nuove, oltre a ricoprire vari incarichi nelle organizzazioni agricole regionali, da Confagricoltura Udine, al Consorzio vini doc dei Colli orientali del Friuli, al Movimento turismo del vino. “I nostri terreni sono in prevalenza occupati da vigneti e seminativi”, spiega d’Attimis-Maniago, “ma di fronte alla crisi ho valutato attività alternative, investendo anche nella produzione di energie rinnovabili”. Non tanto nel fotovoltaico, quanto nella produzione di energia elettrica dalle biomasse, che si aggiungono oggi alle più classiche produzioni di pinot grigio e nero, sauvignon, cabernet e pignolo, una antica qualità autoctona, “ma l’idea è quella di produrre e vendere, fra 30-40 anni, più varietà locali”...

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