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Italia Oggi

Vinitaly prova a spingere la ripresa ... Per il vino italiano aprile è la kermess commerciale annuale più importante del settore. Dopo un 2009 segnato da una contrazione dei consumi, l’evento veronese assume quest’anno ancora più importanza per capire se la ripresa economica è davvero iniziata oppure se la quaresima dell’enologia italiana è destinata a proseguire ancora per qualche tempo. Le aspettative degli operatori del settore sono significative: vorrebbero tornare a casa dal Vinitaly con ordini e notizie rassicuranti sulla seconda parte del 2010. Soprattutto dai mercati internazionali che da 18 mesi sono entrati in profondo rosso dal lato della domanda: Usa, Regno Unito e Germania. Certo è che anche il Vinitaly non potrà non confermare i mega trend in corso nel mercato del vino: una crescente offerta di vini low cost capaci di girare rapidamente negli scaffali della grande distribuzione, ormai di gran lunga il canale principale di vendita del vino; l’affinamento della specializzazione dei prodotti di fascia alta, alla definitiva ricerca di una visibilità del brand nel mercato internazionale. In entrambi i segmenti di offerta il vino italiano deve riorganizzarsi rapidamente perché i produttori, non solo quelli del nuovo mondo, stanno agendo con rapidità e determinazione. Il business del vino è sempre più trascinato dal marketing e dalla capacità di posizionare nella testa dei consumamri il prodotto che serve. Ed è un mercato meno intermediato rispetto al passato da vari livelli commerciali. Sempre più spesso il consumatore compra informandosi da solo tramite internet e il web. In questo contesto un evento di successo come il Vinitaly un ruolo importante può averlo. Gli incrementi nei consumi di vino, al pari della crescita economica, saranno nei prossimi anni soprattutto concentrati nei cosiddetti paesi Bric, Brasile, Russia, India e Cina. La promozione dei tanti vitigni italiani è tutt’altro che facile perché il costo contratto è alto e la concorrenza dei produttori del resto del mondo è accesa. Per di più si tratta di paesi che stanno imparando che possono scegliere da dove comprare e a quale prezzo, una vera disdetta per i produttori italiani che ancora si illudono di poter spuntare da un cinese di turno un premio Terroir nel prezzo di vendita. La fiera di Verona può quindi farsi carico di promuovere gemellaggi continui con questi paesi, soprattutto puntando a esportare verso questi mercati la sua formula fiera. L’evento Vinitaly è ormai noto ben oltre le frontiere nazionali e l’interesse per i vini italiani, i più ricchi per diversità di offerta al mondo, è indubbio nei paesi emergenti del nuovo mondo. Quindi si tratta di farsi la punta al cervello e pianificare delle azioni promozionali e di marketing mirate e continuative in questi mercati. Darsi dei target precisi di crescita e aiutare cinesi e indiani a entrare nell’universo dei consumatori del vino. Un giusto mix tra promozione fieristica tradizionale con il contatto diretto, sempre utile per degustazioni e conoscenze mirate, e web 2.0, con contenuti e formati vitivinicoli in lingua locale per accontentare ogni curiosità o esigenza dei potenziali clienti, possono creare un canale commerciale unico al mondo per i prodotti enologici italiani. Se la ripresa parte e il pil dei Bric riprende a crescere in maniera accelerata, allora non c’è molto tempo da perdere. È bene che il Vinitaly da esportazione inizi subito a mettersi in movimento e a fare rotta verso i mercati dei nuovi consumatori di prodotti enologici.

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