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Italia Oggi

Studenti, pensionati e casalinghe tornano a lavorare nei campi. E non sono spinti solo dalla crisi. È quanto emerge dall’osservatorio della Franciacorta dove tradizionalmente la vendemmia parte prima e si registrano le tendenze che i grandi numeri del settore poi amplificano. E la tendenza del 2011 è chiara: tra le colline a raccogliere grappoli nel mese più caldo dell’anno non ci sono più solo immigrati, stagionali e addetti ai lavori. Si ricominciano invece a vedere universitari, diplomati, casalinghe, disoccupati e sempre più spesso pensionati. Tutti persone che il campo richiama per un’integrazione al reddito che si abbina al piacere del lavoro di gruppo e dell’attività all’aria aperta. Meglio se lontano dallo spauracchio dei controlli e dalla piaga del caporalato, confortati in parte dal sistema dei voucher che magari si mangia una parte della paga ma rimette il lavoro sul binario delle regole. Diversi i motivi di questo ritorno, quasi insperate. Giampiero Franchi, di Trovaglio di Viseo, ha 20 anni e si è appena diplomato in agraria. Per lui è la prima esperienza ed è legata a doppio filo con il futuro ancora da decifrare tra un nuovo corso di studi in agraria o un impiego in ambito enologico per fare strada sul campo. “Qui si prende dai 5 agli 8 euro l’ora e uno come me può fare pratica e scoprire con l’esperienza quello che nei libri non c’è”, racconta spiegando anche trovare un lavoretto saltuario in una cantina grazie a internet è più facile che mai. “Ma c’è talmente tanta richiesta che basta bussare a un’azienda vinicola e metterti a disposizione. Ti prendono al volo se vedono che sei uno di buona volontà. Con me ci sono altri dieci universitari e qualche casalinga”. Perché tornano ai campi anche le donne italiane. “Io ho seguito mia figlia che ha 19 anni e questi lavoretti li fa da tre per mettersi in tasca qualche soldo e pagarsi le vacanze”, racconta Maria Lecchi, casalinga che per cinque giorni si è immersa tra i filari di Vigna Dorata dove si sono concentrati sei studenti, tre ragazzi extracomunitari tra i 20 e i 25 anni. “Per me è la prima volta ma ho sempre avuto il pallino di provare e ho fatto bene perché ho conosciuto altre madri di famiglia, giovani e perfino anziani. Il lavoro all’aria aperta è una grande esperienza e aiuta a fare amicizie. Visto che non sono stata in vacanza ho preso questa settimana come una sorta di campo scuola all’età di 53 anni. E mi è piaciuto. Infatti penso che l’anno prossimo mi muoverò prima per fare un periodo più lungo”. Nella proprietà Vezzoli è andato a lavorare Fortunato Ziboni, 63 anni, pensionato ex operaio dell’azienda tessile Marzoli. “Diciamo la verità, io ci vado per occupare il tempo e prendere qualcosa ma è anche bello vedere i ragazzi che caricano le casse e non si lamentano e non parlano della tv. Con me per dire c’erano quattro liceali, una casalinga e un disoccupato”. Tra i filari non si parla di crisi. “È altro a spingere qui la gente, si sta scoprendo il piacere di una cosa che quando ero bambino era vista come una punizione. Invece qui si parla mentre si lavora, ci si conosce, poi ci si vede anche fuori”.

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