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Italia Oggi

Vino, la Cina vuol salire sul podio ... Ora è il settimo produttore mondiale, ma punta al vertice ... I cinesi sono pazzi per il vino straniero, in particolare neozelandese e italiano: secondo
i dati diffusi in questi giorni dal sito www.china-briefing.com, nell’ex Celeste Impero, nel 2011 l’import di vino neozelandese ha toccato una crescita del 180%, seguito da Italia e Sudafrica a +80%. Notevolmente distanziati Spagna (56%), Cile (53%), Usa (39%), Australia (32%) e ultimi i cugini francesi ad appena un +24,5%. Bere straniero fa parte degli status symbol cinesi. In una nazione in cui vent’anni fa solo alcuni hotel servivano appena del caffè solubile, oggi Starbucks ha aperto il 500° negozio e in tema divino (un tempo miscelato con Coca-Cola o 7Up), i consumatori sono diventati molto più smaliziati. Questo grazie anche all’abolizione fatta da Hong Kong dei dazi doganali sul vino estero: oggi l’ex colonia britannica è lantina dei vini stranieri per tutta la Cina e dal 2009 Sotheby’s sta iniziando a mettere all’asta vini pregiati con risultati più che soddisfacenti. Nella Cina continentale vanno forte i vini californiani. Ma gli italiani si difendono bene: il cliente cinese nascondono l’ambizione di scalare la classifica. Basti pensare che negli ultimi dieci anni i vigneti sono cresciuti parecchio e i produttori hanno superato quota 500, di cui un centinaio lavora su grandi superfici. Molti enologi hanno studiato in Francia, portando nella loro terra i segreti del nettare di Bacco. Inoltre il governo finanzia la ricerca finalizzata a scoprire quali piante sono più adatte alla coltivazione sui terreni della nazione asiatica.
Le due aree produttive più importanti si trovano nei pressi della capitale: una nella zona costiera orientale, a Bohai, nella provincia di Hebei, e l’altra nel distretto di Shandong.
Un’altra area importante è a nord di Shanghai, e un’altra ancora nella parte nord- occidentale, non lontano dai monti Helan. Infine, altri vigneti di un certo rilievo sono stati impiantati a nord dei monti Tianshan, nel distretto di Turpan, nello Xinjiang. Le aziende vinicole sono ufficialmente 150, ma in realtà sarebbero circa 500. Le quattro etichette più famose sono Changyu, Dynasty, Great Wall e Dragon Seal, che rappresentano oltre il 60% del consumo interno. Vanno bene anche le aziende Grace Vineyard e Silver Heights. L’obiettivo del paese asiatico è raddoppiare la produzione entro il 2015, conquistando il quinto posto nella graduatoria globale alle spalle degli Stati Uniti e di Francia, Italia e Spagna. Entro un decennio Pechino vuole salire sul podio. Per arrivarci, però, dovrà avvicinare la produzione locale, a volte mediocre, alle regole internazionali. Un traguardo che può essere raggiunto, visto che, man mano che passa il tempo, nuovi vini di qualità si affacciano sul mercato.


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