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Italia Oggi

Il vino in boutique ... Ristorazione inutile. Meglio la vetrina ... Il vino? Proporlo come servizio e non solo come prodotto, allestendo per esempio corner nelle gioiellerie e in negozi di moda. E creando boutique itineranti dedicate al marchio in Italia e all’estero dove esportare anche una carta dei vini permanente, grazie ad accordi con grandi distributori”. E il progetto di Massimo Gianolli, presidente dell’azienda vinicola veronese La collina dei ciliegi, che per distinguersi in un mercato affollato come quello del vino ha scelto la strada del marketing. Infatti, se il mondo è quello vinicolo, l’approccio è quello di un manager che arriva dalla finanza: Gianolli è vicepresidente e amministratore delegato di Generalfinance, la holding di famiglia. “Non sono un agricoltore, anche se per anni ho lavorato nell’azienda agricola di mio padre e studiato Agraria a Verona. Sono un manager con una gran passione per il vino (assieme a mio cugino sono custode di una splendida collezione di Barolo che parte dal ‘37) e nella Collina dei ciliegi ho portato il know how della finanza”. Gianolli non ha intenzione di entrare nel settore ho.re.ca per vendere i suoi prodotti, “sarebbe scontato e il segmento è inflazionato”, e per far conoscere il suo Amarone (prima annata 2010) e i suoi vini bianchi e rossi veneti ha stilato un piano di sviluppo che prevede di quadruplicare la produzione entro il 2015. “Siamo nati nel 2005 e il primo Amarone Riserva ha visto la luce cinque anni dopo. Arriveremo a produrre 1 milione di bottiglie entro tre anni; l’80% destinato all’estero”. Dopo lo showroom itinerante di Porto Cervo e quello permanente di Milano “boutique monomarca dove si degustano e acquistano i nostri vini raccontati da grandi chef come Chicco Cerea”, è la volta di esperienze simili, ma meno strutturate in Italia, e di grandi esperimenti dell’estero. “Sul territorio nazionale porteremo negozi itineranti, il primo progetto è di nuovo a Porto Cervo, domani magari a Capri. Non avrebbe senso aprire altre boutique monomarca come quella di Milano (zona Garibaldi- Repubblica), dove il negozio è nato grazie ai numeri e al target della città, capitale del turismo d’affari”. Secondo il manager manca mercato per iniziative strutturate di retail in Italia, così sceglie di entrare con i suoi vini altrove, trasformando il prodotto in accessorio e servizio aggiunto. “Come è accaduto di recente a Roma nella gioielleria Peroso, in enoteche e gastronomie anche come marchio unico e corner dedicati in Lombardia e in qualche ristorante icona. Non meno importante è l’acquisizione l’Antica Osteria del Ponte di Cassinetta di Lugagnano (Milano)”. I numeri però Giannolli li vuole fare all’estero, iniziando dalla Cina. “Oggi siamo a Shanghai, insieme a Yishang Wine Business Consulting, struttura legata ad Enoteca Italiana dotata di uno showroom di 380 mq nel distretto di Luwan, cuore commerciale della megalopoli. A Shanghai siamo già presenti grazie all’ecommerce con un distributore virtuale Deluxe, ma vogliamo presidiare direttamente il territorio anche con l’apertura di negozi monomarca”. D’altronde l’Oriente ha una gran sete di vino nostrano. Secondo i dati Coldiretti l’export vinicolo italiano, che è la voce più consistente dell’export agroalimentare, ha superato i 4 miliardi di euro di fatturato (+ 13% rispetto al 2010), registrando un incremento pari all’80% sul, mercato cinese (indagine basata su dati Istat relativi al commercio estero dei primi 11 mesi del 2011).
In progetto, quindi, c’è anche un’iniziativa vetrina per i vini italiani che sarà lanciata sia in Italia sia all’estero. “In Italia la nostra iniziativa sposerà, insieme ad altre realtà vinicole, il progetto “Il Consumatore al Centro” ideato dalla piattaforma distributiva facente capo al gruppo Ursa Mayor consorzio di aziende attive nel settore food. Per l’estero”, conclude Gianolli, “è stata deposita, nei giorni scorsi, la domanda di contributo Ocm (fondi Cee) per i paesi target Cina, Russia e Usa”.

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