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Italia Oggi

Sbronzi di norme ... Vignaioli ubriachi di burocrazia ... Ottenere una riduzione della burocrazia che grava sul vignaiolo. E questo l’obiettivo che si sono dati i soci di Fivi, la federazione dei Vignaioli indipendenti, con il Dossier Burocrazia che è stato consegnato ai ministro alle politiche agricole, Nunzia De Girolamo dal loro presidente Matilde Poggi. Un documento realizzato dalla stessa Fivi con l’Unisg (Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo) nel quale sono contenute proposte “per il disboscamento normativo e per restituire competitività al settore”, spiega la presidente Poggi. “E un documento nato dal basso, dai nostri soci di tutta Italia, perché davvero non ne possiamo più. Non c’è proporzionalità tra grande e piccolo produttore, il numero di controlli che può capitare è identico. Ma una grande azienda ha una struttura amministrativa, il vignaiolo deve stare lui in ufficio a scartabellare fogli invece di essere in cantina o nel campo”. Quello che Fivi vuole è proprio la riduzione dell’impatto della burocrazia sul monte orario del vignaiolo, l’eliminazione degli elementi normativi o le prassi amministrative inutili. Tre sono le linee di intervento, snellimento normativo e amministrativo, proporzionalità nei controlli e nelle sanzioni, proposte organizzative con interventi in vigna, cantina e imbottigliamento. Tra le proposte, quella più importante, riguarda l’elaborazione di un Testo unico agricolo, che permetta di unificare in un solo testo la complicata e cospicua legislazione relativa all’azienda agricola. “Certe volte basterebbe un po’ di buon senso, troppo spesso dobbiamo presentare fogli ripetuti più volte durante l’anno, registri doppioni di altri il cui aggiornamento non serve a niente perché è tutto già scritto altrove. Vogliamo arrivare a un Testo unico, ci sono leggi mai abrogate, che si aggiungono. E un bosco normativo dove ognuno dà la propria visione. Come per le etichette dove le interpretazioni possono essere molto diverse da regione a regione”. Il dossier della Fivi tocca tutti gli aspetti dall’azienda. Dalla vigna. “Chiediamo che siano liberalizzate le varietà intraspecifiche, ottenute da unione di doni diversi che adesso sono ammesse solo in certi casi particolari. Sono doni resistenti alle malattie, non necessitano di trattamenti e il loro uso diventa importante per le produzioni biologiche”. Alla cantina. “Chiediamo un unico ente che faccia tutti i controlli. O almeno un registro per evitare che più enti controllino le stesse cose nel giro di pochi giorni”. All’imbottigliamento. “Proponiamo l’utilizzo di tappi alternativi che adesso sono stati ammessi per le denominazioni classico, ma non per le docg. Non è scritto da nessuna parte che il sughero sia meglio di altre chiusure”.

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