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Italia Oggi

Vendita di alcolici, l’Italia è un’eccezione nel panorama Ue ... L’Italia appartiene all’Unione europea e, di conseguenza, deve attenersi alle politiche economiche dalla stessa varate. Con la direttiva servizi, 2006/123/Ce (cosiddetta Bolkestein) recepita nell’ordinamento interno con il decreto legislativo n. 59 del 26 marzo 010 sono state introdotte per il settore del commercio e della somministrazione rilevanti novità. In particolare, è stata prevista la possibilità di giustificare l’adozione di limitazioni all’esercizio di un’attività economica soltanto per motivi imperativi dì interesse generale, tra i quali sono comunque ricompresi l’ordine e la sicurezza pubblica, la sanità pubblica, la sicurezza stradale, la tutela dei consumatori, la tutela dell’ambiente incluso l’ambiente urbano nonché la conservazione del patrimonio nazionale storico e artistico.
In sostanza, nonostante le precise indicazioni che ben avrebbero consentito il mantenimento di qualche strumento di vincolo, l’articolo 64 del dlgs 59/2010 è stato modificato un anno fa (dlgs 47/2012) nel senso che l’apertura degli esercizi pubblici di somministrazione è soggetta a Scia (segnalazione certificata di inizio attività) a meno che i comuni decidano di individuare le particolari zone del territorio da sottoporre a tutela. In tal caso, precisa il comma 3 del novellato art. 64, è possibile procedere “sulla base di parametri oggettivi e indici di qualità del servizio, dì- vieti o limitazioni all’apertura di nuove strutture”. Ma è possibile farlo “limitatamente ai casi in cui ragioni non altrimenti risolvibili di sostenibilità ambientale, sociale e di viabilità rendano impossibile consentire ulteriori flussi di pubblico nella zona senza incidere in modo gravemente negativo sui meccanismi di controllo in particolare per il consumo di alcolici, e senza ledere il diritto dei residenti alla vivibilità del territorio e alla normale mobilità”. Non è difficile immaginare che le eventuali analisi che consentono l’imposizione di vincoli da parte dei comuni comportino, soprattutto per i territori di minor dimensione, risorse non sempre disponibili, perché difficilmente vi possono far fronte con il proprio personale. In sostanza, il punto nodale non è un bar in più o in meno, in un quartiere oppure in un altro, come prevedeva la disciplina introdotta all’inizio degli anni 70. Bensì, come osserva il Censis, è che “mai nessuno si è interrogato sul processo di liberalizzazione della vendita di alcolici che, invece, anche per la Ue ha un carattere di particolarità sociale. L’alcol venduto con una così evidente disinvoltura da tanti e diversi soggetti è oggi una pericolosa torsione italiana, un’anomalia nostrana da rimuovere”.

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