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Italia Oggi

Lo spettro del proibizionismo ... Scetticismo tra i produttori italiani: meglio puntare sulla cultura del bere... Russia, no a pubblicità di alcolici. La Francia ci pensa... Uno spettro si aggira per l’Europa. Il proibizionismo, almeno pubblicitario, del vino. Con la scusa della lotta all’alcolismo, la Russia ha proibito ogni forma di pubblicità di prodotti alcolici, su riviste, siti, blog e quant’altro. La Francia pensa a irrigidire ancor di più la già rigida legge Evin che dagli anni 90 regolamenta la promozione del vino con ferrei divieti. La decisione francese si basa su un recente rapporto scientifico che interessa vari ministeri e inviato al Governo, firmato dal professor Michel Reynaud, direttore del dipartimento di psichiatria e cura delle tossicodipendenze della clinica universitaria Paul-Brousse. Il rapporto propone di arrivare a vietare la pubblicità di tutti gli alcolici, incluso il vino, su internet e i social media. Secondo Reynaud, i ragazzi tra i 12 e i 17 anni sono tre volte più propensi all’alcol di quelli che non navigano sui social media. Dal rapporto si capisce anche che sarebbe opportuno arrivare a inasprire le tasse sugli alcolici e i messaggi sui pericoli per la salute legati al consumo di alcol oltre che a vietare tutte le forme di pubblicità su cartelloni e pannelli stradali. Insomma una vero giro di vite da cui ha preso spunto la proposta di legge del senatore Roland Courteau per la modifica della legge sulla pubblicità relativa al vino. In particolare Courteau punta ad accentuare in maniera netta la distinzione tra pubblicità commerciale e articoli redazionali per quanto riguarda le informazioni sul vino. E se stabilire il confine esatto tra pubblicità e articolo giornalistico è un aspetto decisamente importante, critiche arrivano all’inasprimento dei divieti. Per Laniberto Vallarino Gancia, presidente di Federvini, “è un segnale forte di proibizionismo che porterà all’effetto opposto. I divieti non sono mai positivi, è sicuramente più vincente l’educazione al consumo consapevole che il proibizionismo. Proibire porta i giovani all’abuso”. “E noi se si blocca la pubblicità ‘i internet in Francia, come si armonizza nel resto dell’Ue, c’è anche il rischio che si creino disparità tra un paese e un altro”. Scettico è anche Riccardo Ricci Curbastro, presidente di Federdoc. “Agli occhi di noi latini e della nostra cultura del vino, la legge francese è già eccessivamente restrittiva. Sono sempre stato contrario a tutte le proibizioni a favore invece, di un consumo moderato del vino. Per noi italiani è molto chiaro parlare di convivialità e moderazione, fanno parte del nostro Dna. Noi con il vino ci cresciamo e sappiamo come usarlo, ne abbiamo rispetto, non se ne abusa”. Per il presidente di Aicig, Giuseppe Liberatore, “la legge attuale è più che congrua, deve solo essere rispettata. Altrimenti si fa di tutte erbe un fascio, e dentro ci finisce tutto, dall’alcol ai superalcolici. Certo, non vogliamo che gente ubriaca, ma che sappia bere e apprezzare con un piatto”. Infine Domenico Zonin, presidente di Uiv. “In Italia siamo impegnati con Wine in moderation, un programma paneuropeo per promuovere il consumo moderato e responsabile. Vogliamo incentivare l’approccio sensoriale al vino, l’olfatto, il gusto, non lo sballo”.

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