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Italia Oggi

Cina a caccia di vigne francesi ... Anziché soltanto di vino. Oltre metà delle transazioni a Bordeaux è effettuata da loro... L’attrice Zhao Wei ha comprato il sito di Château Monlot... Sdesso i cinesi fanno sul serio con il vino francese. Puntano D in alto: non solo al prodotto finito ma anche ai vigneti. Trovando terreno fertile in Aquitania, la regione al confine con la Spagna in cui si produce il Bordeaux, uno dei più pregiati vini d’Oltralpe. Aveva destato scalpore l’entusiasmo con cui era stata accolta l’attrice cinese Zhao Wei, più nota in Occidente come Vicki Zhao, una vera star nel paese asiatico dove è seguita da milioni di fan. Ella aveva acquistato due anni fa la casa vinicola Château Monlot, che produce un rosso Saint-Emilion grand cru. Non contenta, l’attrice e cantante ha raddoppiato, rilevando pochi mesi fa la proprietà di Chàteau Plain Point, un dominio di 55 ettari.
Il suo, però, non è un caso isolato. Negli ultimi quattro anni la lista dei cinesi sbarcati nelle vigne francesi si è via via allungata. Secondo i dati di Safei la società che si occupa di gestione fondiaria e attività rurale, 35 proprietà sono state cedute nel 2011 nella regione di Bordeaux, il 60% delle quali è finita in mano asiatica. L’anno seguente si è passati a 37 terreni, mentre dall’inizio del 2013 un’altra dozzina è stata oggetto di acquisizione da parte di cinesi: tra esse, le tre appartenenti alla famiglia del famoso enologo Michel Rolland, passate a un gruppo di Hong Konk, Goldin Financial Holdings. In tutto, quindi, una cinquantina di operazioni ha visto come controparte persone provenienti dall’ex Celeste impero. A Bordeuax e dintorni non ci si fa molti problemi. Anzi, il fatto che una donna così famosa come Zhao Wei si sia fatta avanti è visto di buon occhio. L’obiettivo di gran parte degli acquirenti è vendere il pregiato vino francese nel paese d’origine, e questo significa per i produttori farsi largo in un mercato in forte espansione, dove sempre più consumatori diventano esigenti e non si accontentano più di bere prodotti lavorati sul posto, spesso di scarsa qualità. E, mentre in un’altra zona rinomata della Francia, la Borgogna, è bastata una transazione di questo tipo a scatenare il fronte compatto della salvaguardia dell’interesse nazionale, a Bordeaux la pensano diversamente. Alexis Weill, un banchiere associato a Rotschild che si occupa di operazioni in questo settore, ha spiegato che Bordeaux e i suoi grandi vigneti sono sempre stati terra di accoglienza verso l’esterno. E al Consiglio interprofessionale del vino di Bordeaux (Civb) si prende atto con soddisfazione che oggigiorno il 60% dei vini europei venduti in Cina è francese e che il 60% dei vini francesi è rappresentato da Bordeaux. Il fatto che i cinesi investano nei vigneti non fa che rafforzare l’entusiasmo per i vini del territorio. Quello cinese è il primo mercato di esportazione, per volumi, davanti a quelli tedesco, belga e britannico che sono nettamente distanziati. L’evoluzione è stata impressionante: dai 10 mila ettolitri commercializzati nella nazione asiatica tra il 2005 e il 2006 si è passati ai 538 mila ettolitri del 2012-2013. Quanto alle operazioni di compravendita, a parte qualcuna di prestigio, come Bellefont-Belcier rilevata da un industriale cinese per circa 30 milioni di euro, in genere si tratta di cantine con problemi di successione nella proprietà o che hanno problemi finanziari. Molti acquirenti puntano sul mercato d’origine per risollevare velocemente le sorti della preda francese. Ma, osservano alcuni addetti ai lavori, il successo immediato è possibile soltanto nel caso in cui il nuovo proprietario sia già inserito nel circuito distributivo. Diversamente occorrono tempo e pazienza per costruire una rete commerciale adeguata. Come un buon vino, che richiede tempi lunghi di invecchiamento.

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