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Italia Oggi

Vini difesi anche su Internet ... Le nostre denominazioni d’origine devono essere difese anche sul web. Sul punto daremo battaglia anche in Wto”. Ma non basta. “Servono regole che rendano più chiara l’origine del prodotto in etichetta e un marchio unico per l’agroalimentare Made in Italy”. Sul fronte imprese, invece, è in arrivo “un bonus fiscale per chi investe nella distribuzione all’estero dei prodotti italiani”. Ma la sfida del futuro si chiama “patrimonializzazione e aggregazione delle aziende vinicole”. Così, il ministro alle politiche agricole, Maurizio Martina , svela prima del Vinitaly a ItaliaOggi le sue ricette per vincere la sfida sui mercati. Domanda. Il vino italiano traina l’alimentare sui mercati, ma non riesce a far breccia in Cina. Dove le esportazioni vanno meno bene del previsto. Risposta. Il nostro vino fa numeri da record nel mondo: 5 miliardi di euro di export solo nel 2013, con un importante incremento di valore. Abbiamo saputo conquistare mercato puntando sulle nostre tipicità. sulla forza dei nostri territori, su quel fascino che l’Italia esercita sui consumatori stranieri e che vede il vino vero e proprio ambasciatore del nostro stile di vita. Sul fronte Cina ha pesato l’indagine antidumping aperta dalle autorità cinesi contro ilvino europeo. Anche i vini francesi hanno sofferto molto, ma siamo convinti che la chiusura dell’indagine, grazie all’accordo tra i produttori europei e cinesi, farà ripartire il mercato. Per il vino ad oggi quello cinese resta un mercato dal potenziale inespresso. Va fatta un’operazione di sistema sull’agroalimentare Made in Italy ed in questo contesto un altro buon segnale sono i primi test di esportazione dei nostri salumi in Cina. D. I francesi sono arrivati prima e hanno conquistato il mercato. Gli australiani vanno forte. All’Italia cosa manca? R. Se potessi rubare qualcosa ai francesi, non prenderei i loro vitigni
o i terroir, ma l’approccio metodico e di sistema con il quale entrano nei nuovi mercati. Portano le loro scuole di cucina e i loro sommelier ed educano i consumatori ai loro prodotti. Hanno fatto così in molti Paesi, come gli Stati Uniti, ma negli ultimi anni l’Italia li ha superati. Partendo dalla consapevolezza della nostra forza, della capacità di offrire un livello qualitativo altissimo in ogni segmento di offerta, dobbiamo lavorare maggiormente sull’aggregazione, anche nella promozione. C’è bisogno di presentarci uniti sotto l’insegna “Vino italiano”, perché solo così possiamo essere riconosciuti. D. Resta il nodo dell’assenza di una piattaforma distributiva italiana? R. Abbiamo in cantiere iniziative per favorire queste piattaforme. Nel collegato agricoltura abbiamo inserito un credito d’imposta per le aziende che investono in infrastrutture logistiche e distributive all’estero n per i prodotti italiani, perché siamo convinti che questi strumenti possono essere strategici per far volare l’export. D. Una delle sfide più importanti per il made in Italy è la battaglia contro la contraffazione e l’italian sounding. R. E una battaglia nella quale siamo impegnaticon tutte le nostre forze. L’italian sounding è un freno da 60 miliardi di euro, una cifra immane che ci ruba migliaia di posti di lavoro, opportunità e speranze. Nelcontesto europeo facciamo valere la protezione ex officio che abbiamo fortemente voluto inserire nel Pacchetto qualità. Grazie a questa abbiamo impedito nel territorio comunitario la vendita dei wine kit per produrre Barolo o Chianti in casa,n così come il nostro Ispettorato insieme alle autorità britanniche ha posto fine alla commercializzazione di un finto olio Igp toscano da Harrods a Londra. Dobbiamo lavorare anche sulla promozione sui Paesi terzi, dove insieme all’azione diplomatica, serve educare e rendere consapevole il consumatore della differenza di qualità tra un autentico prodotto italiano e una copia. Ê per questo che stiamo lavorando a un Marchio unico per il Made in Italy agroalimentare, partendo dal mondo delle Dop. Dobbiamo rendere facilmente riconoscibile l’origine del nostro prodotto, proteggendoci dalle usurpazioni e tutelando la fiducia che iconsumatori hanno nel sistema Italia. Al contempo dobbiamo lavorare sulla normativa per un’etichettatura che tuteli di più i consumatori e aiuti le aziende, dalla quale risalti con evidenza l’origine del prodotto. D. L’ultimo fronte aperto su questo versante è la liberalizzazione dei domini generici, decisa dall ’ autorità Usa Icann , che sembra non voler riservare le denominazioni alle produzioni di qualità. Cosa rischiamo? R. Pensare che ci sia qualcuno che possa essere proprietario di brunello.wine o amarone.vin fa tremare i polsi. Ci deve essere una tutela delle nostre indicazioni geografiche e mi batterò, in accordo con altri partner europei, perché sia un tema centrale del “post Bali work” in sede di Wto. Lo stesso impegno lo metteremo nei negoziati bilaterali aperti tra l’Unione europea e Paesi terzi come India, Giappone e Stati Uniti. Dobbiamo assolutamente impedire speculazioni che potrebbero avere conseguenze pesanti e che di fatto portano ad ingannare il consumatore e danneggiare le aziende che operano correttamente. D. L’anno prossimo Expo 2015 ospiterà nel Padiglione Italia un ampio spazio dedicato al vino. Come sarà articolato? R. Il vino italiano sarà protagonista di Expo 2015 e proprio per questo nel protocollo d’intesa tra Ministero, Padiglione Italia ed Expo abbiamo voluto metterlo tra i primi punti sui quali costruire la nostra presenza nell’evento. Vogliamo dare la possibilità ai milioni di visitatori dell’esposizione universale di vivere l’esperienza vitivinicola del nostro Paese, sottolineando l’essenza di questo millenario prodotto. Proprio domenica 6 aprile, al Vinitaly, presenteremo il progetto dedicato a questo mondo e le iniziative per l’agroalimentare. Entriamo così nella fase operativa, che ci porterà a realizzare nel 2015 una grande operazione di squadra per l’Italia. D. Perché è tramontata l’idea di un padiglione unico riservato al vino? R. Abbiamo valorizzato il vino come una delle punte di diamante del Made in Italy all’interno di Padiglione Italia e con una posizione dedicata e di rilievo, che esalti questa esperienza. D. Il sistema dei finanziamenti delle produzioni vinicole è stato appena riscritto in Europa . Sono stati cancellati i diritti d’impianto e varati nuovi strumenti promozionali . La cosa la convince ? O crede che per rendere più solide le nostre aziende non sia necessario prevedere misure apposite di patrimonializzazione? R. Chiariamo un punto fondamentale: i diritti di impianto sono stati cancellati, ma non c’è stata la temuta liberalizzazione dei vigneti in Europa. Con questa avremmo messo in crisi un sistema di qualità che funziona e che ha dato risultati eccellenti. Ora avremo un sistema di autorizzazioni e stiamo discutendo con la Commissione su alcuni aspetti che vanno ancora definiti, come quello della trasferibilità a titolo oneroso dei diritti dopo la fine del vecchio sistema. Nella nuova programmazione abbiamo conservato il budget di 330 milioni di curo annui destinati al settore per il nostro Paese e dovremo continuare ad essere bravi ad utilizzarli al 100%. Con la scorsa programmazione possiamo dire che abbiamo fatto un salto importante a livello
qualitativo dei vigneti, del sistema produttivo e del prodotto. Ora serve avere una marcia in più sulla promozione interna e internazionale. Sul primo fronte dobbiamo pensare ad un piano di rilancio dei consumi che veda protagonista tutta la filiera, ma che sia pensato per coinvolgere i consumatori giovani che di fatto conoscono poco la storia, la cultura e la tradizione del vino italiano. Sul secondo è necessario continuare a spingere per consolidare mercati strategici come Usa e Giappone, e aprire nuove porte in Paesi con economie in crescita. Insieme alla patrimonializzazione delle aziende va pensato un approccio che punti sull’aggregazione, perché è un dato oggettivo che le aziende italiane abbiano dimensioni inferiori rispetto ai grandi gruppi internazionali che operano nel mercato vitivinicolo. D. Tutte le organizzazioni produttive (tranne Coldiretti , che presenterà una propria bozza) hanno proposto una sorta di testo unico della vite e del vino. Avrà un percorso puramente parlamentare o ritiene di fare proprio l’impianto con un suo disegno di legge? R. La semplificazione passa necessariamente per interventi anche legislativi e quindi credo sia una buona base di partenza il Testo Unico sul vino, presentato dalla filiera e già incardinato dal Presidente Luca Sani nei lavori parlamentari. Di pari passo come Ministero stiamo intervenendo per alleggerire il carico burocratico e snellire le procedure. Abbiamo pronto un pacchetto di misure ad hoc per il vitivinicolo, ben consapevoli che si tratta di uno dei comparti nel quale c’è più burocrazia da tagliare. Abbiamo iniziato semplificando le procedure per il trasporto dei vini diretti alla dogana, cambiando interpretazione ad una circolare del nostro Ispettorato. E un segnale della direzione nella quale ci vogliamo muovere, che è quella del supporto all’export e alla competitività delle nostre imprese.

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