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Italia Oggi

Il Vino Libero si fa con l’hi-tech … Al progetto Fontanafredda per la vinificazione senza solfiti hanno aderito 11 cantine italiane II Vino Libero si fa con l’hi-tech Droni per mappare i vigneti., robot per la raccolta delle uve … Più tecnologia porta più sostenibilità a Vino Libero. Il progetto per una viticoltura a minor impatto ambientale e per una vinificazione con meno solfiti punta a nuovi traguardi di sostenibilità ambientale ed economica, come spiega a ItaliaOggi Alberto Grasso, agronomo della tenuta Fontanafredda, cui si deve il disciplinare di produzione oggi adottato da altre 11 cantine di tutt’Italia che da diritto a utilizzare il brand Vino Libero. “Quello che stiamo attuando”, dichiara Grasso, “può considerarsi un modello d’agricoltura dinamico. Le collaborazioni attivate con alcuni fornitori di prodotti e servizi, come per esempio Syngenta, e con enti di ricerca e con l’università di Torino, ci consentono infatti di rendere via via più sostenibile il nostro modus operandi a tutto vantaggio sia dell’ambiente che dei ritorni economici della nostra attività”. Sostanzialmente due le innovazioni cui Grasso sta lavorando. Da un lato l’impiego sempre più spinto delle tecnologie digitali e l’introduzione della robotica per aumentare la meccanizzazione delle attività in vigna e abbassare così i costi Un vigneto di nebbiolo Fontanafredda della manodopera. Oggi nei vigneti della tenuta Fontanafredda sono circa 500-600 per ha le ore di lavoro manuale eseguite dagli 80 addetti che vi lavorano (50 in pianta organica e 30 stagionali). Dall’altro l’adozione di soluzioni che consentano di ridurre ulteriormente il consumo d’acqua, già abbattuto reimpiegando per i trattamenti fitosanitari in vigna e per l’irrigazione dei giardini della tenuta quella utilizzata in cantina. “Abbiamo già utilizzato droni”, racconta Grasso, “per ottenere una mappatura centimetro quadrato per centimetro quadrato della tenuta sia in orizzontale che in verticale. Una tale dettaglio è indispensabile per noi in vista del progetto portato avanti con l’università di Torino d’utilizzare dei robot, che potrebbero già essere una realtà di qui a 18 mesi, per svolgere alcune lavorazioni finora eseguite manualmente in vigna, come estirpare viti morte e ripiantarne di nuove o effettuare campionamenti dei grappoli”. Con Syngenta, Fontanafredda sta studiando come modulare l’impiego dell’acqua per i trattamenti in vigna in funzione dello sviluppo vegetativo della vite. “In questi giorni che i germogli sono alti 10 cm”, spiega Mauro Coatti, direttore tecnico specialty crops di Syngenta, “sono sufficienti 1-2 q d’acqua/ha. Solo a giugno i tralci saranno alti 1-1,2 m di acqua ne serviranno 5 q/ha. Impiegando soltanto la quantità necessaria d’acqua, ottimizzeremo anche l’impiego degli agrofarmaci”.

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