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Italia Oggi

Va a gonfie vele in Russia la produzione di vodka (+16 %) e di cognac (+31 %) ... La produzione russa di vodka, cognac e champagne è in crescita nel mese di giugno, mentre birra e acqua, secondo le rilevazioni dell’istituto federale di statistica Rosstat, segnano il passo. Il superalcolico russo più conosciuto al mondo ha visto, nél mese scorso, una produzione in crescita del 16,2% rispetto allo stesso mese dello scorso anno, ed è arrivato così a quota 6,2 milioni di decalitri. Nel primo semestre dell’anno l’aumento è stato del 4,8%, per una produzione totale di 27,5 milioni di decalitri. 11 cognac, invece, ha fatto registrare una performance record pari al 30,7% in giugno, per un totale ai 681 mila decalitri, una performance che si nota anche nel primo semestre: crescita del 10,5% a 3,1 milioni di decalitri. Da gennaio a giugno anche la produzione divini da tavola, champagne e spumanti è aumentata notevolmente (+18,9%) arrivando a 5,2 milioni di decalitri. Solo la birra, tra gli alcolici più diffusi, ha fatto registrare una diminuzione: in giugno il calo è stato dell’8,9% scendendo così a 86,7 milioni di decalitri, mentre nel semestre la flessione è stata del 7,7%. Anche l’acqua minerale, secondo i valori diffusi da Rosstat, vede una produzione in discesa a giugno (-18,2%) e un leggerissimo calo (-0,1%) pure per l’acqua sali, tin prodotto particolarmente in voga in Russia. I numeri della produzione alcolica russa sono in crescita e verrebbe da dire che, con la crisi, i russi bevono di più. Le cose non stanno proprio così. I dati relativi al mercato degli alcolici mostrano segni positivi, ma non si può ancora affermare che il terreno perso sia stato recuperato. Il paragone col 2014, infatti, può trarre in inganno visto che lo scorso anno c’era stata una forte contrazione nei volumi di produzione, anche perché era stata innalzata l’accisa sull’alcol:
questo ha provocato un aumento dei prezzi e un calo di consumi, per esempio quello di vodka era crollato del 22,3%. Un record. Tuttavia i dati diffusi da Rosstat delineano, se non una ripresa, almeno una certa stabilità per la bevanda prediletta dai russi. Invece l’aumento di vino e brandy ha essenzialmente due spiegazioni: con l’annessione della Crimea sono diventate russe anche le sue cantine e distillerie, una base produttiva notevole che prima alimentava le statistiche dell’Ucraina. Poi, con la caduta del rublo, le importazioni sono diminuite e c’è stata una riscoperta (forzata) del prodotto nazionale. A proposito di vino e champagne, in questi giorni si discute, all’interno del Servizio federale per la regolamentazione del mercato degli alcolici, di fissare prezzi minimi per questi due prodotti. Come riporta il quotidiano Izuestia, si parla di 115 rubli (1,82 euro) per una bottiglia da 0,75 litri di champagne (lo chiamano cosi, ma non c’entra nulla col prodotto francese) e di 80-90 rubli (circa 1,35 euro) per una divino. L’approvazione del documento che regolamenterà il prezzo di queste bevande è previsto per la fine dell’anno. Ma per i produttori i prezzi fin qui ipotizzati sarebbero troppo bassi: le bollicine si dovrebbero vendere almeno a 125 rubli (2 euro). Altrimenti il rischio è quello della contraffazione e del mercato nero, un fenomeno già conosciuto per la vodka. La regolamentazione statale dei prezzi degli alcolici con gradazione superiore ai 28 gradi, viene ricordato su Izuestia, è in vigore dal 2009. Ma nel gennaio scorso il primo ministro Dmitry Medvedev ha firmato un decreto in base al quale lo Stato può regolare anche il prezzo divino e champagne. Intanto, nei primi giorni di luglio, i controlli degli ispettori di Rosalkogolregulirovanie hanno portato al sequestro di numerosi alcolici irregolari: 100 mila bottiglie nella città di Yaroslav, 20 mila litri di alcol in un magazzino abusivo nella regione di Tver e, sempre nella stessa zona, 16 mila bottiglie di vodka. Infine, 30 mila bottiglie nella regione di Mosca.

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