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Italia Oggi

Incognita Moscato. Produttori divisi sul deblocage … Non c’è accordo tra le parti sulla trattativa per il blocage/deblocage sulle uve Moscato, destinate ad Asti Docg e Moscato d’Asti Docg. La richiesta, che arriva dalle case spumantiere, è quella di concedere la possibilità, nel caso in cui il mercato richieda più prodotto, di sbloccare e rendere Docg una parte, 5 quintali a ettaro, delle uve eccedenti. Ma le rese per ettaro ed il prezzo delle uve sono già stati fissati nel 2014 con un accordo che prevede 100 quintali per ettaro pagati 107 euro al quintale. Al momento non c’è accordo e, come ha evidenziato in fase di trattativa l’assessore all’Agricoltura della Regione Piemonte, Giorgio Ferrero, l’applicazione avverrà soltanto quando si avrà l’unanimità della parte agricola. Il mondo dell’Asti e del Moscato d’Asti Docg coltiva quasi 10 mila ettari di vigneti in Piemonte fra le province di Asti, Cuneo e Alessandria. Le vendite superano i 96 milioni di bottiglie, oltre l’85% delle quali viene esportato in tutto il mondo. Il blocage/deblocage trova il favore di Confagricoltura, Agrinsieme Moscato, del Consorzio dell’Asti mentre è cauta la Cia. Ad opporsi è, invece, soprattutto Assomoscato e il suo presidente Giovanni Satragno. Tra i favorevoli, Pietro Cirio, presidente di Agrinsieme Moscato, secondo cui “sarebbe una possibilità di reddito in più per i viticoltori, circa 550 euro a ettaro in più rispetto all’accordo interprofessionale che, nell’ipotesi dello sblocco, potrebbero entrare nelle tasche di chi coltiva le vigne. Sarebbe anche un atto di fiducia nei confronti delle case spumantiere che devono essere viste come partner della filiera e non come avversari”. Favorevole anche il Consorzio dell’Asti. “Vorremo che si trovasse un modo oggettivo per decidere se accumulare per poi vinificare senza dover passare da tavoli di trattativa”, osserva il direttore Giorgio l3osticco. E un sì al blocage/deblocage per il Moscato arriva anche da Confagricoltura. Per i direttori delle sedi di Asti e Alessandria, Francesco Giaquinta e Valter Parodi, l’ipotesi “rappresenta un’integrazione importante al reddito oltre a essere un segnale importante di collaborazione con l’industria, partner con cui lavorare in sinergia per fare ancora più grande il comparto e tutelare un reddito agricolo in crescita costante”. Più cauto il direttore della Cia di Alessandria, con delega della Confederazione alla trattativa, Carlo Ricagni: “li blocage/deblocage del Moscato è uno strumento valido, ma da utilizzare seguendo regole precise. Tx sblocco della riserva vendemmiale deve essere deciso con l’accordo delle parti, dopo un’attenta verifica dei dati di vendita e dall’andamento delle scorte di mosto sfuso di Moscato Doc. Verifica da effettuarsi possibilmente entro la fine di gennaio”. Sulla cautela è anche la posizione della Regione che sposta la questione sui mercati. “Abbiamo dati difficili da leggere, meno di un mese fa le vendite di Asti in Russia segnavano -9% ora siamo a -6%. Ogni previsione può essere smentita in pochi giorni”, sottolinea l’assessore regionale Ferrero. Sì unanime, invece, all’aumento delle rese del 20% per il Brachetto. Si potrà vendemmiare 36 quintali di uva al prezzo dell’accordo del 2014 di 88 euro al quintale.

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