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Italia Oggi

Bordeaux brinda al decantar ... Per un giorno niente polemiche. Si pensa solo al vino, al grande business dell’enoturismo che ogni anno porta qui, a Bordeaux, più di sei milioni di visitatori, all’accelerazione che potrà dare alla capitale del vino francese più conosciuto al mondo (dopo lo Champagne) questa meraviglia architettonica che lo studio parigino Xtu di Anouk Legendre e Nicolas Desmazières ha realizzato sulle rive della Garonna, un museo del vino a forma di decanter alto otto piani.

Per un giorno, oggi, nessuna polemica tra il sindaco di Bordeaux, Alain Juppé, che si prepara a scendere in campo l’anno prossimo per contendere la presidenza a François Hollande, e lo stesso Hollande, venuto qui apposta per inaugurare la Citè du Vin, voluta otto anni fa, nel 2008, dal suo grande competitore politico, Juppè appunto, che all’epoca era riuscito a trovare come alleato, per portare avanti il progetto, proprio un politico socialista, l’allora presidente della regione Aquitania, Alain Rousset.

Del resto il progetto della Citè du Vin, che si prepara ad accogliere almeno 450 mila visitatori all’anno (che moltiplicati per 20 euro a ingresso fanno 9 milioni di euro), è la migliore dimostrazione di come i francesi siano bravi a far prevalere gli interessi di un territorio sulle divisione politiche e di schieramento.

Il progetto nasce sotto le bandiere dell’Ump, il partito post-gaullista. Lo sostengono due consiglieri comunali che hanno molto a che fare con il mondo del

vino: Philippe Massol, ora direttore generale della Fondation pour la culture et les civilisations du vin, e Sylvie Cazes, la vera signora del Bordeaux, proprietaria di un’azienda vitivinicola (Chateau Lynch-Bages) e della più importante agenzia di promozione enoturistica della zona, Bordeaux Saveurs.

È proprio quest’ultima, una vera donna imprenditrice, a capire che il nuovo museo del vino non deve essere un’istituzione scientifica, utile per enologi e specialisti, ma un’attrazione turistico-scientifica, capace di sedurre e attrarre visitatori e mine lovers, sul modello dei grandi parchi a tema (scientifici e storici) come la Villette a Parigi (la città della scienza), il Puy du Fou in Vandea (tutto dedicato alla storia di Francia), il Futuroscope di Poitiers.

Il modello è, appunto, il Futuroscope. E chi, da tredici anni, è alla guida di questo parco della scienza? Proprio il consigliere comunale Massol, il quale annuncia subito che «la Cité du vin doit faire découvrir le vin dans le temps e dans l’espace, être accessible a tous», deve diventare una grande vetrina della

wine industry francese, non un’appendice museale di una facoltà di enologia.

Trovata la chiave della narrazione vinicola, come si dice nel linguaggio

della comunicazione, resta il problema-chiave: dove trovare gli 80milioni di curo per realizzare il decanter di vetro e acciaio disegnato dagli architetti dello studio Xtu. Qui entrano in ballo i due

avversari politici, il sindaco di Bordeaux, Juppé e il presidente della regione Aquitania Rousset. Si parlano, si accordano e insieme trovano 60 milioni di euro (30 a testa). Ne mancano ancora 20. Arriva in soccorso il Crédit Agricole, la banca di riferimento del sistema agricolo francese, che però non si spinge oltre il milione di euro.

Urge mobilitare i privati, gli industriali e i commercianti di Bordeaux. Juppé lancia un appello e i privati rispondono. Il principe Robert de Louxembourg, erede del principato ma soprattutto proprietario del Domaine Clarence Dillon, mette a disposizione un altro milione di euro. Bernard Magrez, grande negoçiant e vignoble bordolese, soprannominato “l’homme à 40 chateaux” (possiede, infatti, una quarantina di aziende vinicole con un giro d’affari di oltre 5 milioni di euro), ne aggiunge altri 500mila. E altri 500mila arrivano da Oeneo, produttore di botti e di tappi di sughero. Il resto, per arrivare gli 80milioni di euro, li mettono 23 mécènes, sponsor interessati a non far fallire il progetto.

Che, infatti, a dicembre 2014 prende forma ufficialmente con la creazione della Fondation d’intérêt public Cité du Vin e l’apertura del cantiere. Due anni dopo, oggi, il presidente della Repubblica è qui a Bordeaux, a tagliare il nastro tricolore. A la santé.

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