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Italia Oggi

Spumanti al top, ma frenati dall’immagine ... Alta qualità del prodotto e case vinicole storiche caratterizzano lo spumante Metodo Classico italiano, con oltre 30 min di bottiglie e un valore che supera i 300 mln di caro. Ma a frenarne l’ascesa sui mercati internazionali è la scarsa identità d’immagine rispetto al principale competitor, lo Champagne, seguito dal Cava spagnolo. In termini numerici significa competere con 300 miln di bottiglie di Champagne e oltre 200 min di Cava. Lo scenario emerge dal primo Forum nazionale sul Metodo Classico che si è svolto a Canelli, nell’Astigiano, dove 150 anni fa nacque il primo spumante mèthode champenoise a base Moscato. E dove le cantine sono diventate Patrimonio dell’Umanità. Le bollicine italiane, tra Metodo Marinotti (Charmat) e Tradizionale, superano i 700 mln, di bottiglie. Il Metodo Classico è rappresentato soprattutto dal Franciacorta, con 16,5 milioni; Trento Doc, con circa 9 milioni e una maison che la fa da padrone (Ferraci); Oltrepò Pavese, con circa 2 milioni, ma anche Alta Langa, con 650mila, e molte altre produzioni non monitorate scientificamente. Le vendite di spumante sono in costante aumento e di stimolo per i produttori, ma il Metodo Classico italiano fatica ad essere presente sulle carte dei vini dei ristoranti internazionali. Marcello Lunelli, vicepresidente delle cantine Ferrari (4,5 mln di bottiglie) spiega: “All’estero le nostre performance non arrivano al 20% della produzione. Dobbiamo convincere Franciacorta a conquistare i mercati tutti insieme, con un’immagine forte di queste bollicine Made in Italy”. “Il nostro può essere un modello di impegno e costanza”, afferma per la Franciacorta Pia Berlucchi (Fratelli Berlucchi), che poi pone l’attenzione sui vitigni tradizionalmente utilizzati per il Metodo Classico. “Va tenuto conto che i migliori risultati si ottengono con uve Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Bianco”. Non dello stesso avviso il presidente del Consorzio Caluso Carema Canavese, Gian Luigi Orsolani: “Se riusciamo a tipicizzare il prodotto diamo al consumatore qualcosa in più, legato al territorio. Perché non pensare a una quota di vitigni autoctoni da inserire nei disciplinari?”. La “Questione di Metodo”, questo il titolo del Forum, “è insomma ancora aperta: “Se dal punto di vista qualitativo l’Italia non teme confronti””, conferma Giuseppe Martelli, presidente del Comitato Vini doc, “dall’altro il comparto ha bisogno di una strategia di comunicazione e marketing unica ma capace di mantenere le singole identità dei territori”. Opinione condivisa da Giorgio Castagnotti, presidente della Martini& Rossi. “Uniamoci e poi facciamoci conoscere individualmente”.


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