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Italia Oggi

Vendemmia agrodolce … Il primato mondiale di produttori è salvo, ma questa vendemmia sarà tra le più scarse del dopoguerra. E il dato che emerge da una dettagliata analisi della Coldiretti sulla raccolta delle uve che volge al termine. Dal presidente di Assoenologi Riccardo Cotarella arriva invece un invito alla cautela sui risultati in bottiglia: “Vendemmia del secolo quanto a qualità dei rossi? Andiamoci piano, dipende da zona a zona”. Finora di certo c’è il clamoroso calo di produzione, che oscilla tra il 25 e 30 per cento a causa della stagione anomala: tra i 40 e i 42 milioni di ettolitri, ovvero una delle vendemmie più scarse dal 1947. La radiografia delle uve mancanti all’appello è drammatica: meno 40 % in Lazio e Umbria, 35 in Sicilia, 30 in Toscana, Puglia, Abruzzo, Molise, Liguria, Basilicata, Calabria e Valle d’Aosta, 25 nelle Marche e in Lombardia, 20 in Sardegna, 15 in Piemonte, Friuli Venezia Giulia e Veneto, 10 in Trentino Alto Adige. In controtendenza la Campania dove si stima un aumento del 5%. Nonostante il calo, però, l’Italia
manterrà il primato produttivo mondiale davanti alla Francia (36 milioni di ettolitri) vittima delle gelate tardive, e alla Spagna (35 milioni di ettolitri) arsa dal sole. “Se non ci saranno sconvolgimenti - spiega il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo - si prevede che le uve made in Italy saranno destinate per oltre il 40 per cento ai 332 vini doc, denominazione di origine controllata, e ai 73 vini docg, denominazione di origine controllata e garantita, il 30 per cento ai 118 vini Igt, indicazione geografica tipica,) riconosciuti in Italia e il restante 30 per cento a vini da tavola”. “A memoria d’uomo non si ricorda una vendemmia così”, commenta Riccardo Cotarella, presidente dell’associazione enologi e nonché enologo di fama, che spiega perché: “Abbiamo avuto gelate in primavera, temperature desertiche, siccità totale e lunghissima, grandine, neve in Adriatico. Elementi così estremi e accaniti hanno portato a una performance non normale della vigna dove l’aspetto più importante è la maturazione equilibrata del frutto. Ci sono stati problemi là dove non è stata possibile l’irrigazione di soccorso e dove la preparazione culturale per preparare il terreno e gestire la vigna non era al massimo”. Per questi motivi, afferma Cotarella, “non sono d’accordo con chi parla di vendemmia del secolo per i rossi. Bisogna vedere da zona a zona. Piuttosto sarà sempre arduo fare viticoltura senza un progetto, senza la presenza di agronomo ed enologo in vigna e cantina”. Buone notizie giungono, invece, dai mercati esteri dove il vino italiano ha messo a segno un nuovo record storico delle esportazioni, con un aumento dell’8% rispetto allo scorso anno quando, con 5,6 miliardi di euro, i vini erano la prima voce dell’export agroalimentare nazionale, secondo l’analisi della Coldiretti su dati Istat relativi al primo semestre. A spingere la domanda oltre confine sono le vendite di spumante che con un balzo del 14% in molti casi sfidano ormai alla pari lo champagne. “Il vino italiano è cresciuto scommettendo sulla sua identità commenta il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo -, occorre sostenere lo sforzo delle imprese proseguendo sulla strada della semplificazione ottenuta con l’approvazione del Testo unico “taglia burocrazia”, che è il frutto di una lunga mobilitazione per liberare le energie del settore più dinamico del Made in Italy a tavola”. E a questo proposito arriva il grido di allarme dei produttori: “Siamo costretti a segnalare al sian, ovvero al portale del ministero, ogni spostamento del vino in cantina, perfino ad una botte all’altra, va in tilt e non funziona. Una perdita di tempo che comporta costi altissimi”, denuncia Roberto Lucarelli, produttore di Sangiovese e Bianchello a Cartoceto nelle Marche. Dalla vendemmia in Italia si attiva un motore economico che genera oltre 10,5 miliardi di fatturato solo dalla vendita del vino e che dà opportunità di lavoro nella filiera a 1,3 milioni di persone, con una ricaduta occupazionale che riguarda sia chi è impegnato direttamente in vigne, cantine e nella distribuzione commerciale, sia chi è occupato in attività connesse e di servizio. Secondo una ricerca di Coldiretti, per ogni grappolo di uva raccolta si attivano ben diciotto settori di lavoro dall’industria di trasformazione al commercio, dal vetro per bicchieri e bottiglie alla lavorazione del sughero per tappi, continuando con trasporti, accessori, enoturismo, cosmetica e bioenergie.

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