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Italia Oggi

Agli Usa piacciono i vini famosi … Ricerca Istituto Grandi Marchi e Nomisma Wine Monitor: scelti dal 67% dei clienti americani... Brand e territori spingono l’acquisto delle bottiglie italiane... Il 54% dei consumatori di vino americani dichiara di preferire i vini di produttori noti, famosi: una quota che cresce fino al 67% tra i “frequent user”, tra coloro cioè che consumano vino almeno una volta a settimana. Il vino viene scelto soprattutto in base al brand: il 18% indica questo fattore come principale criterio di acquisto, e l’importanza del brand aumenta fino al 26% tra i criteri di scelta dei “fine wines”, ovvero i vini di alta qualità. Istituto Grandi Marchi e Nomisma Wine Monitor hanno presentato a Roma i risultati di una ricerca sui fine wines negli Stati Uniti, con un’indagine su 2.400 consumatori di vino tra New York, Florida, New Jersey e California, per identificare percezione e reputazione dei vini italiani nel mercato statunitense. Piemonte e Toscana sono le regioni che vengono più spesso ricordate, seguite da Veneto e Sicilia. Protagonisti Barolo, Amarone e Brunello di Montalcino. Un terzo dei consumi statunitensi di vino si riferisce a prodotti d’importazione: una crescita continua che ha permesso di arrivare a un valore di 5,5 miliardi di dollari (circa 4,6 miliardi di euro). Rispetto alle principali tipologie di vino importato, la quota dell’Italia è passata dal 31% al 34% nel caso dei vini fermi imbottigliati e dal 13% al 32% nel caso degli spumanti. E l’Italia gode di una reputazione molto elevata presso il consumatore americano: il vino tricolore piace soprattut-to quando rispecchia il nostro stile, cioè l’Italian style, che è collegato, secondo gli intervistati, ai concetti di bellezza, moda e lusso. Nel caso dei vini rossi fermi, per il responsabile di Nomisma Wine Monitor Denis Pantini, “a fronte di una incidenza complessiva del 7% sulle vendite totali, la quota di mercato supera 1’8% in tutte le fasce di prezzo superiori ai 20 dollari (circa 16,9 euro, ndr) a bottiglia. Arriva a superare il 10% nella fascia di prezzo da 31 dollari (26,1 euro, ndr) e oltre. A questo proposito è interessante evidenziare come, in virtù di questo “alto” posizionamento, il prezzo medio dei vini rossi italiani venduti nell’offtrade è in linea a quello dei rossi francesi. Anche nel caso dei vini bianchi fermi a fronte di un’incidenza sulle vendite della tipologia del 13%, la relativa quota di mercato arriva al 42% nella fascia tra 20 e 24,99 dollari (tra 16,9 e 21 euro, ndr) a bottiglia”. Per il presidente dell’Istituto Grandi Marchi, Piero Mastroberardino, “la tendenza positiva deve ricordarci di lavorare con grande determinazione ed efficacia alla ricerca del corretto posizionamento di pregio per il nostro prodotto, lavorando sempre più per la crescita del valore”. Leggendo i numeri della ricerca, il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti punta l’attenzione sui “grandi passi avanti fatti dal vino italiano in termini di qualità, grado di internazionalizzazione, posizionamento sul mercato globale. Ma dimostrano anche che c’è ancora molto da fare. Dobbiamo risolvere le difficoltà di fare sistema per rafforzare il valore della produzione e sfruttare meglio il nostro brand. Un brand forte, infatti, non solo porta nuovi clienti alla cantina, ma fa vendere ancora più vino ai clienti già acquisiti. Per continuare a crescere negli Stati Uniti, dove si stanno affermando sempre di più i fine wines, dobbiamo puntare su una qualità sempre più alta, sfruttando l’appeal del made in Italy attraverso la valorizzazione del nostro territorio, anche con un più stretto legame tra vino e turismo”.

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