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Italia Oggi

Nasce l’Asti secco. Per andare oltre la crisi … Il Consorzio per la tutela dell’Asti gioca il jolly. Presenta sul mercato l’Asti secco. La nuova bollicina Docg ha un profumo intenso e aromatico, un grado alcolico di 11-11,5, un residuo zuccherino di 18-24 g/l ed è ottenuta da moscato bianco (la stessa uva utilizzata per produrre l’Asti spumante dolce Docg e il moscato d’Asti Docg), spumantizzato oggi con una tecnica particolare, messa a punto con il contribuito del laboratorio di ricerca e analisi del Consorzio di tutela e la supervisione dell’enologo Rocco Di Stefano. Al consorzio non escludono, in futuro, di prevedere che l’Asti secco Docg si possa ottenere anche col metodo classico che, pur implicando un maggiore immobilizzazione di capitali, comporta minori investimenti in tecnologie di vinificazione e, quindi, amplia la platea delle cantine in grado di produrla Restando all’oggi, la missione dell’Asti secco è, in primo luogo, far superare alla filiera dell’Asti la crisi che, 30 mesi fa, ha improvvisamente ridimensionato di 18mln di bottiglie le vendite di questa denominazione, che da anni viaggiava stabilmente sui 100mln di bottiglie. “La Germania”, ha ricordato Giorgio Bosticco, direttore del consorzio, “ossia il mercato da sempre più grande per noi, aveva cambiato rotta e s’era orientato su spumanti aromatici locali di basso prezzo. Mentre il mercato più ricco, la Russia, a seguito dell’embargo e della crisi economica s’era bloccato”. In secondo luogo, il nuovo spumante dovrà fare da traino alle vendite d’Asti dolce e moscato d’Asti, svecchiandone anche l’immagine, in particolare sul mercato domestico, che oggi rappresenta solo il 15% del venduto della Docg. Sulla carta l’Asti secco ha caratteristiche qualitative che gli consentono di competere ad armi pari, in Italia e all’estero, con denominazioni di successo come il prosecco Docg (93mln di bottiglie nel 2017) e per conquistare nuovi consumatori, millennials in primis. Nella realtà dei fatti, a raggiungere i numeri del prosecco, l’Asti secco ci metterà del bel tempo. Anche perché il consorzio non dispone d’ingenti somme da destinare alla sua promozione. Per farlo conoscere sono previste degustazioni comparative in Germania e Regno Unito. L’Asti secco sarà presentato negli Usa nell’ambito degli eventi previsti dal programma promozionale triennale, organizzato insieme all’Istituto dei salumi italiani e al Consorzio del provolone, che ha un budget di 6 mln euro. Al Consorzio dell’Asti sono comunque fiduciosi nelle potenzialità del nuovo spumante. “Partiamo, questa vendemmia, con 700 mila bottiglie d’Asti secco”, dichiara a ItaliaOggi Stefano Ricagno, vicepresidente del consorzio. “Ma nell’arco di tre anni contiamo d’arrivare a 6 mln di bottiglie. Oggi lo producono 16 aziende consorziate, fra cui già figurano le principali imprese nostre associate. Di qui al 2020 saliranno certamente 25-30 aziende. La nostra filiera crede molto in questo vino, che ha un antesignano nell’Asti asciutto della fine del XIX secolo. E l’impegno di tutti è di posizionarlo fra gli spumanti di qualità e di dargli una spiccata personalità, differente da cantina a cantina, diversamente da quanto avviene per l’Asti dolce, che ha un gusto più omogeneo ed è prodotto in milioni di bottiglie. Canale di distribuzione d’elezione del nuovo Asti secco sarà la distribuzione moderna, che lo proporrà a un prezzo al pubblico di 6,49-6,99 euro a bottiglia. Nelle bottiglierie invece il prezzo al pubblico oscillerà fra 8,00 e 8,5 euro”.

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