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Italia Oggi

Se il vino è imbevuto di cultura ... Cresce l’appeal delle dimore storiche. Ma non esiste una licenza apposita che le valorizza... Il 30% dei turisti sceglie in funzione dell’enogastronomia... Cresce l’interesse per il turismo enogastronomico, legato anche alla cultura, per vivere una vera esperienza made in Italy; cresce la richiesta di provare emozione con un soggiorno in una dimora storica. Dai dati del primo Rapporto realizzato dall’Osservatorio Nazionale del Turismo Enogastronomico, il richiamo per questo genere di offerta a è in costante crescita. In Italia il 30% dei turisti (era il 21% due anni fa) sceglie il pernottamento in funzione dell’esperienza enogastronomica, principalmente legata al vino. E le esperienze legate al nettare di Bacco si confermano attrattive per gli italiani: il 41% ha visitato un’azienda vitivinicola nel corso di uno dei viaggi compiuti negli ultimi tre anni, il 35% ha partecipato a un evento a tema. “Gli appassionati di vini amano visitarne i luoghi di produzione; il turismo enogastronomico legato alle dimore storiche sta suscitando sempre più attrazione. In particolare il sito www.dimorestoricheitaliane.itha toccato nel 2017 il record di 181 mila visitatori unici, con un aumento del 58%”, commenta Vittorio Giulini, consigliere nazionale delegato alle attività con le aziende enologiche di Associazione Dimore Storiche Italiane (Asdi). L’associazione parteciperà a Vinitaly con un numero crescente di strutture: quest’anno saranno presenti 64 tenute storiche con cantina (nel 2017 erano 55), che rappresentano una produzione annua di 35 mln di bottiglie, provenienti da circa 30 mila ettari di proprietà. I dati del rapporto sono incoraggianti. “Il 93% dei turisti vuole fare una esperienza enogastronomica. Soggiornare in una dimora storica è la più forte che si possa fare per entrare in contatto diretto con il vivere italiano”, chiosa Giulini. Per il presidente di Adsi, Gaddo della Gherardesca, “i proprietari di dimore storiche dedicano un impegno costante non solo alla conservazione e tutela di una parte rilevante del nostro patrimonio culturale, ma anche, ove possibile, allo sviluppo e alla promozione di attività che hanno impatto diretto sull’economia dei territori, in particolare nelle comunità rurali”. Questo perché, aggiunge Giulini, “quando un immobile è vincolato, il vincolo si lega anche al paesaggio. I proprietari di cantine storiche propongono un paesaggio intatto ed è quello che il turista cerca”. Le cantine storiche offrono, come agriturismi, complessivamente 800 camere, dal Trentino-Alto Adige alla Sicilia. Ma manca una definizione precisa ai fini fiscali come esiste per gli agriturismi. “Lavoriamo ad una denominazione che consenta al proprietario di aprire all’ospitalità in tutta regola”, spiega Giulini. “Oggi non c’è una licenza apposita per le dimore storiche; l’alternativa è prendere quella di affittacamere. Per questo abbiamo proposto al Mibact (il ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, ndr) la denominazione di dimora storica turistica mutuata sulle caratteristiche dell’agriturismo. Se sarà concessa, sicuramente altri 7/800 soci saranno pronti a fare accoglienza. Oggi le dimore storiche con camere iscritte all’associazione sono 310; con la nuova dicitura pensiamo di arrivare a mille dimore e ad oltre un mln di visitatori unici del sito”.

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