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Italiaoggi

Facilitati gli aiuti agricoli ... Su piccole aziende, colture arboree e sommerse ... Esenzione dal greening dei pagamenti diretti delle aziende di dimensioni inferiori a dieci ettari e per quelle il cui 75% della superficie è coltivata a colture sommerse (riso) per una parte significativa dell’anno. Colture arboree “verdi per definizione” (quindi anch’esse esentate dagli obblighi del greening come i prati permanenti), sostegno accoppiato possibile per tutti i prodotti agricoli, più gradualità nell’applicazione del processo di redistribuzione degli aiuti e per quanto riguarda il tetto alle erogazioni per le grandi aziende, da cui vengono escluse le cooperative. Sono solo alcuni dei passaggi della posizione sulla riforma della Pac, in corso di approvazione in Commissione agricoltura del Parlamento europeo. Con una maratona di voto che sta sostanzialmente conferma le previsioni della vigilia, gli eurodeputati stanno approvando quella che si delinea a tutti gli effetti come una riscrittura della proposta di riforma della Commissione Ue. Ieri sono stati approvati tre dei quattro rapporti sulla nuova Pac, quello sui pagamenti diretti (31 voti a favore su 44) e quello sulle misure di mercato (34 voti) e quello, che ha rischiato fino all’ultimo di spaccare l’assemblea, sulle misure di mercato (26 voti). Le operazioni di voto si chiuderanno oggi con l’esame della relazione firmata da Giovanni La Via su finanziamento, gestione e monitoraggio della Pac.
Tra le novità introdotte dagli eurodeputati, una maggiore gradualità nella cosiddetta convergenza, ovvero la redistribuzione degli aiuti diretti tra agricoltori e tra stati membri. Il dispositivo pensato dagli euro- deputati prevede che nessuno stato possa percepire, alla fine del periodo di adattamento, meno del 65% della media Ue. Secondo il presidente della Commissione agricoltura Paolo De Castro, “si tradurrà per l’Italia in un aumento di circa 44 milioni di euro annui a regime”. Limite introdotto anche per la convergenza interna, tra gli agricoltori, con una riduzione del pagamento per azienda che non potrà essere superiore al 30% nel periodo 2015-20. Sulle misure verdi introdotte nel primo pilastro, il cosiddetto greening, solo l’incidenza sulle quote nazionali, il 30%, resta invariata rispetto alla originaria proposta della Commissione. Per il resto tutto viene riscritto:
ampliata la platea delle aziende “verdi per definizione”, introdotti regimi di certificazione nazionali e regionali, applicata una gradualità a misure come la diversificazione colturale e la creazione di aree di interesse ecologico, con l’esclusione delle aziende di dimensioni inferiori di 10 ettari. Se la Commissione Ue proponeva tre misure “verdi” da applicare a tutte le aziende con superficie maggiore di 3 ettari, secondo l’idea del Parlamento tra 10 e 30 ettari si potrà diversificare con due colture, con più di 30 ettari si dovrà con tre; la percentuale di area eleggibile per le aree ecologiche sarà del 3% con progressione secondo criteri temporali (5% dal 2016,7% dal 2018), ma solo dopo un analisi d’impatto della Commissione Ue e senza deleghe all’Esecutivo. Viene innalzato il limite, dal 10 al 15%, per le risorse delle dotazioni nazionali da destinare ai giovani agricoltori. La novità più rilevante rispetto alla proposta Ciolos per quanto riguarda lo sviluppo rurale, è la proposta di rafforzare le misure di gestione del rischio, non solo fondi mutualistici, ma anche co-finanziamento delle assicurazioni sul raccolto. I parlamentari chiedono anche una “revisione di medio-termine” (mid-term review) che possa ulteriormente sviluppare questo tipo di sostegno a copertura dei rischi. Il voto meno compatto, che preannuncia una non facile negoziazione in sede di trilogo con Commissione e Consiglio, è stato espresso sulle misure di mercato. Troppe le deroghe chieste alle regole sulla concorrenza secondo il gruppo dei liberali, che ha votato contro molte delle proposte del rapporteur Michel Dantin. Tra le altre, mantenimento delle quote l’estensione delle regole del pacchetto latte sul fronte dei contratti a tutti i prodotti e il principio della programmazione produttiva a tutte le Dop e Igp. Dopo il voto di oggi sull’ultimo rapporto, la parola passerà ai capi di stato e di governo, chiamati il 7 febbraio a trovare un accordo sul budget 20 14- 2020. A marzo, sempre che i tagli annunciati alla Pac siano considerati accettabili dal Parlamento, la plenaria di Strasburgo voterà la propria posizione sulla riforma e, se anche il Consiglio ne avrà elaborata una, potrà cominciare un negoziato che si prevede difficile.

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