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Italiaoggi

Attenti al bersaglio ... Caprai: sfoltire la doc per vendere ... Marco Caprai è appena tornato nelle terre del suo Sagrantino dopo una settimana di lavoro a New York. “Quello degli Usa”, riferisce, “resta il maggior mercato per il vino italiano, ci sono spazi enormi, ma non bisogna dimenticare che è anche il mercato più competitivo. Quindi non si possono “sparare” migliaia di piccoli produttori su un bersaglio, anche se così grande, perché moltissimi, inevitabilmente sono destinati a mancano”. E allora? “L’Italia è un brand che funziona”, spiega Caprai, “quindi bisogna concentrarsi sui prodotti già noti all’estero e qui, pur con tutte le sue storture, il sistema delle Doc resta un’ancora. Va però sfrondato parecchio, perché una simile quantità di denominazioni è incomprensibile agli stranieri. Va ripulita l’architettura barocca che abbiamo messo in piedi nel tempo. Chi beve vino non deve essere per forza laureato in enologia. Bisogna fare una selezione, puntando sui prodotti che hanno migliori possibilità per non disperdere risorse e creare confusioni”. Ecco uno dei punti deboli che l’Italia del vino evidenzia di più all’estero: “Non si può pretendere che piccole imprese competano da sole su mercati come quello cinese”, esemplifica l’imprenditore di Montefalco, “e ricordiamoci che la Cina ha una cultura gastronomica tanto importante da rivaleggiare con la nostra e quella francese. Quindi la chiave può essere un’azione del sistema-Italia che coinvolga le grandi catene di distribuzione. Le regioni per prime dovrebbero elaborare un progetto serio in questo senso, costituendo società di scopo con la gdo che se ben gestite avrebbero certamente successo, tanto più se fossero coinvolti nomi e marchi famosi. Insomma una cosa seria, non legata all’improvvisazione”. E questo è un punto assolutamente basilare: dare dell’Italia l’immagine di un posto dove si lavora e si sa lavorare, come purtroppo sovente non appare all’estero. “Abbiamo ottimi prodotti con grande appeal sul mercato”, sottolinea Caprai, “ma non stiamo giocando la partita come dovremmo. Un dato per tutti: il prezzo medio di vendita del vino italiano esportato è di i euro e 75 centesimi al litro”. Certo il mercato è difficile, molto complesso, ma le nostre performance assolutamente migliorabili. “Siamo deboli nella dimensione produttiva e nel marketing”, insiste Marco Caprai, “questo perché le imprese italiane sono piccole e bisogna trovare il modo di strutturarle. Le aziende devono crescere, per migliorare la loro competitività devono essere più grandi, perché i nostri competitor sono grandi. Questo vale anche per l’offerta: i grandi prodotti della nostra penisola sono mondi a parte, la vera pancia del vino italiano è quella media”. Dimensioni, marketing questa la sfida: “Anche il calo della vendemmia secondo me non è del tutto positivo”, conclude Caprai, “in prospettiva di una ripresa bisogna avere vino in cantina. Quando ci si abitua a non crescere il mercato ti mangia. Non si può sempre fare i furbi, aspettando di essere corteggiati o che l’occasione buona per mettere a segno il colpo arrivi da sé”.

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