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“L’insegnamento della cultura del cibo a scuola non può più essere rinviato, a partire da quella pubblica”. Perchè solo dai bambini può iniziare la “rivoluzione culturale”. Così a WineNews, da Terra Madre, la vicepresidente Slow Food, Alice Waters

Non Solo Vino
Alice Waters, vice presidente di Slow Food

Viviamo un’epoca in cui, nonostante l’abbondanza di informazioni e l’attenzione sul cibo, sono tantissime le emergenze sanitarie, ma anche ambientali, legate a stili alimentari non corretti, e ad un’agricoltura che spesso depreda la terra e impoverisce la biodiversità del Pianeta. Una situazione che deve cambiare alla svelta, e questo è possibile solo come conseguenza di un’auspicata “rivoluzione culturale”. Che non può che essere costruita partendo dalla coscienza dei più piccoli. Ecco perché non è più possibile rinviare l’introduzione dell’insegnamento della cultura del cibo e dell’alimentazione nelle scuole. Lo sostiene Alice Waters, cuoca, attivista, vice presidente di Slow Food e pioniera in Usa del movimento del cibo biologico e, con gli “Edible Schoolyards”, dell’educazione alimentare.

“Penso che dobbiamo focalizzarci completamente sull’istruzione pubblica - spiega la Waters a WineNews - e partire fin dagli asili, per creare una relazione tra i bambini e l’orto, e quello che mangiano a scuola”. Obiettivo che è nel futuro anche della mission di Slow Food: “credo che sia inevitabile, gli orti nelle scuole fanno già parte della stragrande maggioranza dei convivi di Slow Food in giro per il mondo, ma credo che dobbiamo andare fino in fondo, rendendo materia scolastica il cibo, e anche i pasti che si consumano a scuola, per dar tempo ai bambini di imparare le cucine del mondo incontrandole a tavola”.

Bambini a cui, però, va anche spiegato che se le cose non cambiano, in un futuro non troppo lontano, potrebbe succedere che 1 seme su 3 di cui mangeranno il frutto sarà Ogm. “Il solo modo in cui, secondo me, è possibile lasciare una traccia notevole in questo senso - spiega la Waters - è intervenire quando i bambini sono molto piccoli, e si innamorano della natura, e imparano cosa vuol dire coltivare (e mangiare, ndr) in modo sostenibile: credo sia molto difficile spiegare queste cose a giovani che già sono dipendenti da sale e zucchero, e che sono abituati a una cultura alimentare da fast food. È un problema molto serio, e dobbiamo renderlo reale agli occhi della gente. Che vuol dire avere colture Ogm? È molto complesso, e credo che, in parte, il modo in cui queste aziende fanno profitti è confondendo le idee, non sappiamo cosa voglia dire davvero, e non riusciamo ad ottenere un’etichetta che ci dica in modo chiaro che questi sono prodotti che contengono sostanze chimiche dannose per la nostra salute”.

Tematiche spinose, in ogni caso, legate a doppio filo ai temi della sana alimentazione. Sui quali, a ben vedere, sembra che, paradossalmente ci sia più attenzione da parte delle Istituzioni degli Stati Uniti che in Italia. “Il problema è che gli americani non sanno davvero da dove viene il loro cibo, e quindi ci sono persone che sono molto malate, e la stampa e le grosse aziende dicono loro che devono mangiare questo piuttosto che quello, e siamo confusi, molto molto confusi. Gli italiani lo sono meno, per lo meno hanno ancora rituali della tavola, a loro ancora importa cosa mangiano i bambini, ma tutti noi come comunità globale dobbiamo capire cosa è davvero nutriente. Cereali integrali, molta frutta e verdura, non tanta carne. Cose che sappiamo, come sappiano che siamo un Pianeta piccolo, e ce ne dobbiamo prendere cura, e so che nel corso della mia vita le cose sono cambiate enormemente in America: eravamo un Paese in cui si mangiava a tavola insieme, e porzioni più piccole, e avevamo giardini-orti, ma in questi ultimi 50 anni le cose sono cambiate enormemente”.

A proposito di orti, uno dei più celebri del mondo è quello voluto da Michelle Obama alla Casa Bianca, realizzato anche con il contributo di Alice Waters, che è diventato un simbolo dell’impegno della First Lady americana nella sensibilizzazione degli americani al tema del mangiare e vivere sano. “Speriamo che anche il prossimo Presidente, speriamo che “lei” - dice la Waters senza nascondere il proprio orientamento (e non potrebbe essere altrimenti visto che Donald Trump ha fatto di hamburger da fast food una delle icone della sua campagna elettorale, ndr) - voglia avere un orto, e magari che ne aggiunga un altro davanti al prato della Casa Bianca, o uno sul tetto. Spero che se Hillary Clinton verrà eletta ci sarà un cambiamento rilevante, ma so per certo che ha molto a cuore i bambini, e so che ha presente il percorso dai campi alle scuole, e quello dal campo ai ristoranti, e ha a cuore lo sviluppo rurale”.

Perchè è fondamentale, spiega la Waters, agire sia ai massimi livelli istituzionali (come il presidente di Slow Food Carlin Petrini che ha invitato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a realizzare un orto al Quirinale, ndr), che a livello locale. Ben vengano dunque, secondo la vicepresidente di Slow Food, anche le iniziative private in questa direzione. Come il “Laboratorio Winenews per l’Educazione al Gusto”, tra gli altri, che gli è stato illustrato a Torino, nato nel 2008 per avvicinare i giovani al territorio educandoli ad un’alimentazione corretta, prima tra i banchi di scuola con una serie di laboratori didattici sui prodotti del territorio, dal vino all’olio, dal miele alla pasta, dal pane alle erbe aromatiche (i cui argomenti si inseriscono nelle materie del Piano dell’Offerta Formativa P.O.F), poi con le “mani nella terra” negli orti realizzati nelle scuole, ma anche con attività ludico-didattiche, incontri con esperti e visite alle aziende. “La Toscana - dice la Waters - è una Regione ancora molto legata all’agricoltura, in maniera diffusa, ed i Paesi e le comunità hanno dimensioni non troppo piccole né troppo grandi, ideali per progetti come questi. Potrebbe esserci addirittura un orto in ogni scuola, sarebbe bellissimo”.

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