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MAREMMA

Il Morellino di Scansano, a 40 anni dalla Doc, pensa al futuro tra qualità, mercati e territorio

Da “Rosso Morellino”, a WineNews il direttore Alessio Durazzi: “l’export ancora al 25% è un’opportunità per crescere sui mercati”
MORELLINO DI SCANSANO, Italia
I vigneti del Morellino di Scansano

Denominazione di riferimento del sud della Toscana enoica, quella del Morellino di Scansano è anche una delle più importanti in termini numerici e statistici: 1.500 ettari vitati iscritti a Morellino, tra l’Albegna e l’Ombrone, per 346 aziende produttrici nei comuni di Scansano, Campagnatico, Grosseto, Magliano in Toscana, Manciano, Roccalbegna e Semproniano, una produzione che va dalle 8 alle 10 milioni di bottiglie, di cui il 75% vendute in Italia, il restante 25% all’estero, specie in Germania e Stati Uniti, ma l’obiettivo è quello di crescere ancora, allargando la presenza ai mercati emergenti di Russia e Cina. Numeri che, come racconta a WineNews il direttore del Consorzio del Morellino Alessio Durazzi, “sono tutt’altro che limitanti: il fatto di avere una quota di export che non supera il 25% vuol dire che c’è ancora tanto spazio per crescere. L’importante, è capire che la corsa non dobbiamo farla sugli altri, ma su noi stessi. Dobbiamo lavorare per portare avanti un’azione parallela, non solo con le altre denominazioni della Maremma, ma con chiunque condivida i nostri obiettivi”. L’obiettivo, in sostanza, è riportare il Morellino al posto in cui merita di stare, ossia “nelle carte dei ristoranti e sugli scaffali delle enoteche, come è stato fino a qualche anno fa. La crescita - continua il direttore del Consorzio - deve iniziare sul mercato interno, ed in questo senso un ruolo importante lo giocheranno i produttori, specie le grandi griffe che negli anni hanno investito qui: c’è bisogno anche di loro per riprendere il cammino. E c’è bisogno di qualità, che sappiamo fare, pur nelle enormi differenze figlie di un territorio complesso e ricco di suoli, alture e climi diversi”.
Ma quella del Morellino di Scansano (www.consorziomorellino.it), come racconta da “Rosso Morellino”, la kermesse del Consorzio che celebra i 40 anni della denominazione, il presidente Rossano Teglielli, è una storia che viene da lontano. “La presenza del vino e del Sangiovese nel nostro territorio trova conferme negli studi di numerosi storici, come il Vannuccini (Georgofili), e risale ad oltre due millenni fa, una storia che trova piena legittimazione nella nascita della Doc. Mi piace sottolineare come negli anni Settanta, in un clima di grande contrapposizione politica, quando si iniziò a parlare di denominazione ogni tensione finì, specie per merito del lavoro dell’amministrazione dell’epoca e del sindaco Romualdo Cinelli. Fu allora che nacque la Cantina dei Vignaioli del Morellino di Scansano, ma il lavoro fondamentale - continua Teglielli - fu fatto nel 1974, con la perimetrazione della denominazione come la conosciamo oggi, che ha permesso al territorio del Morellino di Scansano di evitare successivi ampliamenti. La nascita della denominazione coinvolse all’epoca l’intera popolazione, tutti credevano in questo progetto, fu un lavoro unitario che sfociò nella Doc riconosciuta nel 1978. E ci vollero appena 5 anni per fare tutto, un processo che con la burocrazia di oggi non sarebbe mai stato possibile in quelle tempistiche. Questi 40 anni hanno portato un grande cambiamento per tutto il territorio, grandi aziende in questi anni si sono consolidate, quelle storiche sono ancora sul mercato, è stato creato reddito per tutta la Maremma, ma tante sono anche le aziende che si sono insediate nel corso degli anni”. Comprese importanti griffe dei principali terroir del vino toscano, come la Famiglia Cecchi, o le griffe del Brunello Biondi Santi e Cinelli (Barbi).
Il futuro, però, passa per la valorizzazione dell’intero territorio, specie da un punto di vista turistico e culturale. “Siamo fortunati, viviamo in un’isola felice - riprende il presidente del Consorzio - perché se il vino è espressione di arte cultura e storia, noi offriamo molto in questo senso. Si parla di nuove frontiere produttive, come il biologico, per il quale abbiamo una certa predisposizione. Anche a livello di storia e cultura possiamo dire la nostra, perché le radici del Morellino di Scansano risalgono all’Impero Romano, al VI secolo a. C., quando il vino prodotto in queste terre veniva esportato in Spagna e Francia, come testimoniano i ritrovamenti di stanziamenti costruiti con le anfore prodotte vicino Scansano a Marsiglia. Importante - conclude Teglielli - è anche la ricerca, che ha svelato come le viti silvestri spontanee del territorio hanno enormi contiguità genetiche con il Sangiovese. Il mondo del vino, per il turismo e per la crescita territoriale, può essere un traino, ma ci vogliono le risorse per raccontarlo, anche mettendoci insieme ad altre denominazioni della Maremma, ancora troppo poco conosciuta rispetto ad altre zone della Toscana, senza però perdere le nostre peculiarità, anzi rispettando autonomie e specificità, perché possiamo e dobbiamo lavorare insieme”.
A proposito di turismo, ad indicare le nuove strade dell’enoturismo è Carlo Giovanni Pietrasanta, per anni al vertice del Movimento Turismo Vino, che ricorda come per le aziende del vino, del Morellino di Scansano ma non solo, si aprano “enormi possibilità con la legge sull’enoturismo votata all’interno della legge di bilancio il 27 dicembre 2017. Finalmente - spiega Pietrasanta - potremo iniziare a fare alla luce del sole, e con regolare fattura, una serie di attività che in Napa Valley si fanno da decenni, e che aprono orizzonti tutti nuovi per le aziende del vino. Oggi, ci sono milioni di turisti pronti a pagare per “vendemmiare” qualche grappolo d’uva, per portare a casa un’esperienza, un ricordo, un selfie. Questo è il potenziale del mondo del vino oggi, basti pensare che dal quadrilatero della moda di Milano, ogni giorno partono centinaia di navette cariche di turisti facoltosi verso le aziende del vino di tutta la Lombardia, perché - conclude Pietrasanta - potare un tralcio di vite, per un brasiliano, un russo, un americano, è una vera e propria emozione”.

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