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L’Orvieto Doc punta ad un “Rinascimento” enoico con “Orvieto DiVino”, il progetto pubblico-privato che rende il vino punto cardine del territorio umbro, tra viticoltura venerabile, paesaggi mozzafiato, eccellenze artistiche e gastronomia

Italia
Lo storico Orvieto Doc, verso il futuro con vino, arte, cultura, paesaggi, cibo e testimonial, con il progetto OrvietoDiVino

L’Orvieto Doc, terra di viticoltura antichissima e bellezza indiscutibile, punta ad un “Rinascimento” enoico con “Orvieto DiVino”, tra grandi vini, panorami mozzafiato, eccellenze artistiche, culturali e dell’artigianato e testimonial d’eccezione, superando la tendenza dei produttori a muoversi, dal punto di vista della comunicazione, “in ordine sparso”. Il progetto è stato ideato dal Consorzio Orvieto Doc e realizzato in collaborazione col Comune di Orvieto e la Regione Umbria tramite i fondi Psr, e verrà presentato il 4 settembre ad Orvieto (tra gli altri ci sarà Piero Antinori, che, a Orvieto, possiede la storica tenuta Castello della Sala, del sindaco Giuseppe Germani e della presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini). Proprio tramite l’opera del Consorzio Orvieto Doc, quindi, le ricchezze artistiche, paesaggistiche e culturali di un territorio verranno messe a sistema con la qualità di un vino che si chiama come la città da cui proviene. Un territorio del vino italiano sia in termini di tradizione (la vitivinicoltura locale affonda le proprie radici all’età etrusca) che di qualità ed output produttivo. Tutto questo, poi, in un territorio di innegabile bellezza, ricco di cultura e di arte, e quindi ancora lontano dall’esprimere appieno le proprie potenzialità, sia in termini vinicoli in senso stretto che di turismo enogastronomico e culturale, particolarmente tra gli enoappassionati stranieri.
“E’ un progetto - racconta, a WineNews, Riccardo Cotarella, presidente Assoenologi e Union International des Oenologues (e umbro di nascita) - con un comitato scientifico composto da nomi (del calibro del patron di Eataly Oscar Farinetti, l’anchorman Bruno Vespa, il professor Mario Morcellini, Enzo Vizzari e Antonio Paolini delle guide de “L’Espresso” ..., ndr) che vogliono portare il loro contributo, ognuno nel loro campo, e lo faranno gratuitamente, per comunicare cos’è Orvieto, il suo vino, la sua cucina, la sua arte, e così via, e attraverso uno sforzo enorme dei produttori. E’, finalmente, anche una eccezionale connessione tra politica e imprenditoria, in questo caso il Comune di Orvieto e il Consorzio di Tutela”. Un fare sistema, quindi, non solo a livello imprenditoriale e territoriale, ma anche politico, e forse proprio in questo sta la chiave di volta di ogni iniziativa del genere: “finalmente la politica ha preso atto dell’importanza di seguire e sviluppare quello che uno ha, e nel caso di Orvieto è vino, cucina, arte e artigianato. Questi sono i punti di forza di questo progetto”, ha affermato Cotarella. “Il successo - ha poi puntualizzato - viene sempre dagli uomini, senza uno sforzo comune da parte di tutti non lo si può raggiungere. Ma in territori dove c’è vino, c’è cultura, c’è arte, ci sono questi ingredienti, e c’è attenzione a come li comunichiamo...”. In una prospettiva più ampia, la ragion d’essere di “Orvieto DiVino” è ampliabile, secondo Cotarella, all’intera Italia del vino, perché se si guarda al futuro, “non abbiamo alternativa: da un punto di vista agricolo non c’è alternativa a un’altra cultura che non sia quella vitivinicola, perché abbandoneremmo migliaia di ettari lasciandoli incolti, e quindi tutto può succedere, ma bisogna dirsi che bisogna farcela, cascasse il mondo” - e specialmente quando, come nel caso dell’Orvieto Doc, gli ingredienti del successo ci sono tutti, vino in primis, ma anche oltre il vino.
“Sempre di più non è solo il vino a fare la parte del leone - spiega poi Patrizia Marin, Responsabile Marketing del Consorzio e Chairman Marco Polo Experience - ma è anche tutto il contesto in cui viene prodotto, le famiglie che portano avanti una tradizione locale, e questo in un luogo, come Orvieto, che è straordinario. La produzione vinicola è il punto cardine, ma posto che oggi ha raggiunto una qualità significativa ed è sempre più apprezzato, vogliamo intensificare la conoscenza del territorio. Oggi in Italia ci sono territori molto noti, ed i cui vini vengono apprezzati anche perché si conoscono i luoghi: il wine lover ama tutto il contesto, il bicchiere di vino come respirare l’ambiente in cui è nato”. E un ambiente che in Italia, a Orvieto come in altri territori del vino, è composto da bellezze naturali, arte, cultura e cucine ricche di piatti unici, tutti a costruire un unicum di cui il nettare di Bacco è parte ed alfiere, ma non, per così dire, variabile indipendente. Fare sistema a livello imprenditoriale, in quest’ottica, è vitale, e infatti “le aziende si sono rese conto che produrre un ottimo vino è importante, ma non basta: saperlo comunicare è fondamentale, e in questa sintonia che sono riusciti a raggiungere sono riusciti a raggiungere partnership importanti”.

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