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DIFESA DEL PRODOTTO

La contraffazione vola online, e colpisce anche il vino. La prima risposta arriva dal packaging

Tra italian sounding e falsi, ogni anno per il settore enoico un danno da 2,7 miliardi di euro. Ologrammi e tecnologia per difendersi

Da una parte l’italian sounding, la piaga banale delle migliaia di prodotti che richiamano, senza esserlo, i prodotti simbolo dell’agroalimentare nel mondo. Dall’altra, il pericolo della contraffazione, che corre ogni bene di lusso, o comunque ad alto valore aggiunto. In mezzo, il vino italiano, in tutte le sue dimensioni. Da quella più popolare, del Prosecco e del Chianti, di cui esistono copie più o meno sfrontate, a quello delle grandi griffe, protagoniste sul mercato secondario dei fine wine, e sempre più nel mirino dei falsari. Che, negli anni scorsi, hanno mosso un mercato parallelo da milioni e milioni di euro, come racconta l’epopea di Rudy Kurniawan, autore della più fragorosa delle truffe, e uscito di galera da qualche settimana, dopo sette anni.
Che la contraffazione sia un danno per l’economia lo dicono i numeri: l’Oecd - Organization for Economic Cooperation and Development ha stimato che nel solo 2018 l’immissione sul mercato di merce contraffatta è costata ai produttori italiani di cibo e bevande ben 4,2 miliardi di euro di vendite perse, 2,7 miliardi (il 7% del fatturato) solo di vino.
Nel mondo, si parla di 460 miliardi di dollari di perdita all’annoq. A venire falsificati, oggi, non sono più solo i beni di lusso, come abiti firmati, orologi e gioielli, ma anche cibi e vini gourmet. Un problema aggravato anche dal contesto, perché con il boom dell’e-commerce diventa ancora più difficile “difendersi” dalle truffe. Certo, gli e-shop più famosi sono una garanzia, così come gli e-commerce diretti delle aziende, ma il web è un dedalo, a volte inestricabile, in cui diventa facile cadere nel tranello. E se i sistemi di protezione, a partire dalla blockchain, garantiscono una certa sicurezza, ne esistono altri, che tutelano la bottiglia - ma ovviamente qualsiasi altro bene - anche durante il suo percorso.
La prima difesa, in effetti, è il packaging, e a protezione del marchio corrono in aiuto anche i materiali olografici personalizzati e i fili di sicurezza, con dettagli nascosti visibili solo a chi li conosce o attraverso specifiche tecnologie, in modo che i falsari non possano copiarli, oppure le etichette identificative numerate, che garantiscono la tracciabilità e la produzione limitata di un prodotto ed evitano che venga venduto attraverso canali non autorizzati. Soluzioni che, in Italia, offre ad esempio il Gruppo Fedrigoni, tra i maggiori player in Europa nella produzione e vendita di diverse tipologie di carta ad alto valore aggiunto per packaging e grafica, e di prodotti autoadesivi per l’etichettatura.
Si va dalle carte di sicurezza, in cui è possibile integrare fibre, filigrane e fili personalizzati per aumentare il livello di autenticazione, ai voids, prodotti in film personalizzabili che trasferiscono un disegno o un testo sul supporto quando vengono rimossi dall’articolo e non si possono più riposizionare; dai materiali ultra-distruttibili che, una volta applicati, si rompono irrimediabilmente se si cerca di toglierli, a quelli delaminanti, che si distruggono per delaminazione, agli olografici, che si possono personalizzare con micro e nanoinformazioni attivate dal laser e altri dettagli nascosti e registrati nel database Ihma (Industrial Hologram Manufacturers Association) per la sicurezza e la protezione del brand. Infine, gli antitampering in polipropilene trasparente lucido, appositamente studiato per lacerare il cartone su cui viene applicato il sigillo se si tenta di aprire la confezione.

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