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LA STORIA

La mietitura del “Grano degli Dei”, cultura e agricoltura unite nel Parco Archeologico di Selinunte

Coltivazione, mietitura e anche una vigna, nella Sicilia selinuntina l’agricoltura è viva ed è simbiotica con la cultura millenaria del territorio
AGRICOLTURA, CULTURA, GRANI ANTICHI, SELINUNTE, SETTESOLI, VIGNA, vino, Italia
Nel Parco Archeologico di Selinunte cultura e agricolture unite, tra grano e vigna

Una delle terre più vocate alla coltivazione di grano è stata la Sicilia che sotto la luce viva di milioni di stelle era il “Granaio d’Europa”; una terra in cui le colture sorgevano come oro intorno ai templi e ai teatri, alle acropoli, segni ancora oggi visibili della civiltà greca antica stanziatasi nelle colonie sull’isola. Uno degli esempi più caratteristici è la zona di Selinunte dove la coltivazione del grano ha caratterizzato la vita agro-economica delle popolazioni, accanto alle attività culturali come il teatro. Ad oggi, nel Parco Archeologico di Selinunte, è tornata la raccolta e la mietitura di grano, proprio in questi giorni, con il rito della mietitura del “Grano degli Dei”.
Pasta, Cous Cous e altri prodotti cerealicoli a marchio Parco Archeologico e consorzio “Gian Pietro Ballatore”, ottenuti da 10 ettari di coltivazioni su 270 all’interno del parco. La riscoperta dell’agricoltura nella zona di Selinunte passa, dunque, dalla coltivazione di grani antichi, con le varietà Perciasacchi, Bidì, Tumminia e Hammurabi. Il rito è stato, inoltre, illustrato dall’etnoantropologo Antonino Frenda.

“Si tratta di un passo ulteriore verso l’apertura del Parco archeologico a nuove iniziative finalizzate alla sua piena fruizione, sottolinea il neo direttore del Parco Archeologico di Selinunte, Cave di Cusa e Pantelleria, Bernardo Agrò, dopo i Cantieri della conoscenza, che, nei giorni scorsi, hanno consentito ai visitatori di rendersi conto direttamente dei risultati ottenuti dalla ultima missione di scavi condotta dalla New York University e dalla Statale di Milano, adesso è la volta dei Cantieri del Gusto, con i grani antichi e i legumi coltivati dal Consorzio Ballatore o il vino prodotto dal vigneto impiantato nel Parco dalla cantina Settesoli, in collaborazione con la Strada del Vino Terre Sicane”.
Nel Parco, infatti, la coltura di cereali non è l’unica attività legata alla terra, a piantare un vigneto in terra selinuntina è stata la cantina Settesoli, esempio di cooperazione di vignaioli attivi sul e per il territorio.

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