Addio a Michel Rolland, l’enologo che ha cambiato il vino moderno … Scompare a 78 anni il “flying winemaker” simbolo della globalizzazione del gusto. Consulente in oltre 150 cantine nel mondo, ha ridefinito il ruolo dell’enologo da Bordeaux alla California fino all’Italia. Caprai a Il Gusto: “Ha ridisegnato la mappa dei vigneti e portato il nostro Sagrantino al top” … Per molti è stato l’enologo più influente del nostro tempo. Il mondo del vino piange Michel Rolland, scomparso venerdì 20 marzo a Bordeaux. Aveva 78 anni. Un professionista che ha lasciato un segno profondo sia come produttore sia come consulente, con collaborazioni in oltre 150 tenute distribuite in più di 20 Paesi. A queste si aggiungono centinaia di aziende che nel tempo si sono affidate alle ricerche del laboratorio “Rolland & Associés” di Pomerol. Una notizia, resa nota da Winenews, che sta facendo il giro del mondo e che lascia senza parole produttori, wine lover, collezionisti. “Una persona straordinaria”, ricorda il produttore umbro Marco Caprai parlando a Il Gusto. Nato a Bordeaux, è divenuto presto cittadino globale del vino. In tanti lo chiamavano “flying winemaker” – soprannome legato alla sua attività instancabile tra un continente e l’altro – e “Mr Blend”, per la straordinaria abilità nell’assemblaggio delle uve, parcella per parcella, filare per filare. Figura chiave degli ultimi cinquant’anni, nel campo mediatico è stato anche, insieme al critico Robert Parker (fondatore di “The Wine Advocate” e del sistema di valutazione dei vini dei “100 punti”), uno dei simboli della globalizzazione del gusto, contribuendo a orientare lo stile dei vini verso profili più ricchi, maturi e strutturati. Protagonista assoluto di una carriera durata oltre sessant’anni, Rolland è stato spesso definito “l’uomo che ha inventato il vino moderno”. Ha contribuito a ridefinire il ruolo stesso dell’enologo, portandolo al centro del processo creativo e decisionale, accompagnando e interpretando i decenni in cui il grande vino è diventato simbolo e desiderio delle élite internazionali. Ha girato tutto il mondo, dalla California all’Argentina, dal Cile all’Italia. Nel nostro Paese ha firmato consulenze e collaborazioni importanti, tra cui quelle con Marco Caprai, punto di riferimento per il Sagrantino di Montefalco, con cui aveva stabilito un rapporto importante di collaborazione ed amicizia, ama che in Toscan con Tenuta di Biserno a Bolgheri della famiglia Antinori fino a Ornellaia e Masseto. “Per me è stata una cosa straordinaria riuscire a portare in Italia l’uomo che ha cambiato le carte geografiche del vino mondiale – racconta a Il Gusto Marco Caprai – Ha scoperto territori in cui nessuno pensava si potessero realizzare grandi vini, dall’Argentina alla Cina, dall’Australia fino a spingersi in India e Georgia, diventando una figura davvero globale, capace di ridisegnare la mappa del vino e anche il suo stile, fatto di finezza, pulizia ed eleganza. Insieme a Parker, dagli anni Settanta in poi, ha cambiato il volto del vino. Per noi fare undici vendemmie con lui a Montefalco è stato straordinario: sono personaggi che lasciano un segno, che danno respiro a un territorio. Come imprenditore volevo sviluppare l’azienda e lui è stato eccezionale: ha contribuito a dare a Montefalco una dimensione internazionale e a portare vitigni autoctoni come il Sagrantino a una fama mondiale, lavorando molto sul mercato estero”. Caprai lo descrive anche come una persona brillante e divertente: “Aveva una sensibilità fuori dal comune, soprattutto nei blend: riusciva a cogliere dettagli piccolissimi che però facevano la differenza. Era una persona curiosa, ironica, simpatica, che sapeva stare con gli altri e amava la qualità e le cose belle della vita. Ogni volta che veniva e mangiavamo insieme, scriveva le sue osservazioni e si portava via il menu della cena pieno di appunti.
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