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La Stampa

Scontro all'Unione Europea per il Tocai in esclusiva. Bruxelles chiamata ad arbitro della vertenza. Un tavolo di confronto tra friulani e magiari ... Il governo italiano, insieme alla Regione Friuli Venezia Giulia, ha aperto ufficialmente un tavolo di confronto con l'Ungheria per arrivare ad una soluzione che soddisfi entrambi sul problema della denominazione del vino Tocai. Un marchio per cui l'Ungheria ha rivendicato il diritto di primogenitura. La trattativa, promossa dal ministero degli Affari esteri italiano su iniziativa del sottosegretario Roberto Antonione, si è svolta a Budapest nella sede del ministero degli Esteri. Alla fine di gennaio, i rappresentanti ungheresi forniranno una risposta durante un incontro già programmato, che si svolgerà in Friuli, nonostante considerassero ormai chiusa a favore del loro paese la questione.
All'incontro di Budapest hanno partecipato anche l'assessore regionale all'Agricoltura Danilo Narduzzi ed il presidente dell'Ersa, Bruno Augusto Pinat. La rappresentanza italiana ha sottolineato che, per la tutela della denominazione del Tocai friulano, è stata avviata una azione presso l'Unione europea. "Da centinaia di anni - è stato ricordato - viticoltori ungheresi e del Friuli Venezia Giulia hanno coltivato vitigni diversi anche se omonimi (Tokaj e Tocai friulano) senza che nessuno mai confondesse le due produzioni". "La vicenda, iniziata nel ‘93, ha tutti i contorni dell’intrigo internazionale. L’antefatto. L’Ungheria, otto anni fa, compie un blitz e stringe un accordo con l’Unione Europea per l’utilizzo esclusivo della denominazione Tokaj, lasciando ai viticoltori italiani, proroga compresa, tredici anni di tempo (fino al 2007) per eliminare dal commercio l’etichetta Tocai friulano. Il governo italiano, a pochi giorni di distanza, s’accorda con quello magiaro sulla linea europea, in base anche all’ “Elenco dei vitigni e della produzione”, dal quale fu cancellato misteriosamente il Tocai friulano, nonostante fosse iscritto dal 1968 nel catalogo delle varietà della vite, al numero 235.
Infine, cinque anni fa, dopo che i friulani riuscirono a coinvolgere cinque ministeri a presentare, in sede comunitaria, un dossier in difesa delle ragioni dei produttori, fu proprio un rappresentare italiano a rivestire il ruolo di “franco tiratore” e bloccare il tutto in ambito UE. Si arriva così ai giorni nostri, in cui i viticoltori, guidati dall’Ente regionale per la promozione e lo sviluppo agricolo (Ersa), col sostegno, mai venuto meno in tutto questo tempo, della Farnesina, affilano le armi per tutelatre quello che considerano un loro “patrimonio sociale ed economico”.
Il Ministero delle Politiche Agricole, ha fatto sapere che “continua a sostenere i diritti precostituiti dei produttori per continuare ad inidcare sena limiti temporali la designazione Tocai friulano, che costituisce un patrimonio storico tradizionale consolidato dei produttori vitivinicoli”. In termini economici, il Tocai rappresenta inoltre una porzione importante della produzione vitivinicola friulana: le aziende interessate sono 1000 per 8 milioni di bottiglie prodotte all’anno (l’80% doc) mentre la capacità di vinificazione del vigneto, se fosse interamente utilizzato, è pari a 160 mila quintali. Il valore della produzione franco cantina è di 40 miliardi di lire (20,6 milioni di Euro) mentre al commercio raggiunge i 70 miliardi di lire (36,1 milioni di Euro) di cui il 25% proveniente dall’export prevalentemente in USA, Germania, Gran Bretagna e Austria”.

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