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La Stampa

Vinitaly - Record di visitatori ed affari: verso 200.000 presenze. Crescono i fatturati delle aziende. Il ministro Alemanno: "un successo dei nostri prodotti di qualità"... E' vigilia di chiusura a Vinitaly, ma è anche il giorno del grande, festoso, assalto del pubblico a quella che, da giovedì scorso a domani, è diventata la cittadella mondiale del vino. Una domenica nella bella Verona e l´occasione di avere a disposizione i migliori prodotti che la vitivinicoltura e l´enologia del pianeta hanno saputo creare valgono bene una gita, anche sotto la pioggia. «Finora abbiamo contato circa 80 mila visitatori, con un aumento del 15% sull´edizione 2001 - dice il Commissario di VeronaFiere, Pierluigi Bolla - ma oggi, storicamente, è il giorno di massima affluenza. Quindi penso si possa mettere in conto un bilancio finale superiore alle 150 mila presenze dell´anno scorso e molto vicino alle 200 mila previste dal ministero delle Politiche agricole». Soddisfatto l´ente fiera, ma soddisfatti soprattutto i 4000 espositori che hanno fatto, come sintetizza efficacemente un tecnico del settore: «una marea d´affari». E tra i migliori contratti ci sono quelli conclusi con gli Stati Uniti, diventati ormai, come conferma il direttore di Assoenologi, Giuseppe Martelli, il nostro primo cliente sul mercato del vino. Un canale commerciale importante e a doppio senso di marcia, come ha dimostrato la presenza al Vinitaly dell´ambasciatore Usa in Italia, Mel Sembler, che ha presentato personalmente una serie di vini californiani. In questo campo certamente l´Italia ha qualcosa da imparare. Il ministro delle Politiche agricole, Gianni Alemanno a proposito di promozione del settore parla di «spese forti, ma disorganizzate: un sistema intollerabile, che non rende e che non può durare». E lo stesso premier, Silvio Berlusconi, ha annunciato ieri, nel suo intervento al convegno della Confindustria che intende valutare gli ambasciatori anche per il numero di accordi commerciali e di contratti che le aziende italiane concluderanno nei vari paesi. Ma, a parte i canali promozionali da rimodellare, anche Alemanno è soddisfatto: «La qualità dei nostri vini ha portato il saldo attivo della bilancia del settore a circa 2 miliardi di euro, dall´equivalente in lire di 760 milioni di euro del 1990. Questo grazie alle grandi capacità dei nostri produttori». Proprio a questi produttori il ministro ha assicurato una continua e massima attenzione. Un´attenzione confermata, per quanto fatto fino ad ora, dagli aiuti alla riconversione e ristrutturazione dei vigneti ottenuti dalla Ue, che hanno portato all'Italia più di 120 milioni di euro per la campagne 2000, 2001 e 2002, oltre alla via libera alla distillazione di crisi e al sostegno ai mosti concentrati, che hanno rispettivamente ottenuto dal bilancio comunitario fondi per 80 ed 82 milioni di euro. Adesso, spiega Alemanno, la sfida è anticipare i tempi di risposta della concorrenza internazionale, continuando ad investire sulle indicazioni geografiche, sulle qualità delle materie prime e delle produzioni, sui controlli organolettici, analitici e qualitativi. Vigilando anche su eventuali aperture europee ai vitigni transgenici e sui tentativi di Bruxelles di imporre nuove tasse al settore. «Elementi tutti fondamentali - dice il ministro - per il migliore ed inconfondibile livello di eccellenza che vogliamo assicurare ai nostri vini». Una linea a cui plaudono la Confederazione italiana agricoltori, che sostiene: «Occorre ringiovanire il vigneto italiano e puntare, con sempre più decisione, sulla qualità», e la Confagricoltura, che sottolinea: «La sfida con i concorrenti, sia europei che extra Ue, si gioca con i prodotti di qualità e ha come scenari principali il già avviato mercato nordamericano ed i nuovi mercati asiatici e sud americani». Nell´elenco dei soddisfatti, poi, ci sono certamente i premiati, come Vittorio Vallarino Gancia, entrato nell´albo d´oro del «Premio internazionale Vinitaly» dopo oltre 40 anni di prestigiosa carriera nel settore. O come Matt e Gina Gallo, titolari della californiana Ernest&Julio Gallo Winery, azienda da 3500 dipendenti, che per la terza volta in cinque anni si è aggiudicata il «Premio Gram Vinitaly». O come ancora la Banfi di Montalcino, gigante del Brunello, che ha portato a casa per l´Italia il «Premio speciale Vinitaly». E che siano premi «veri» lo dimostrano le cifre della severissima selezione del concorso enologico: 89 riconoscimenti su 3151 vini partecipanti. Soddisfatti anche gli «uomini delle bollicine»: il Consorzio dell´Asti, che ha sfoderato le cifre di una ripresa da 2 milioni di bottiglie, o quello del Franciacorta che ha presentato il Festival di settembre nelle terre del grande vino bresciano. E pazienza se il cielo su Verona questa domenica non è proprio azzurro, qui il vino si gusta al coperto. Ad andar per cantine ci sarà tempo in altri weekend, aumentando ancora il fatturato di quel turismo del vino, che, muove un giro d´affari di 2 miliardi e mezzo di euro. L´appuntamento è a maggio: nel 2001 per il wineday di «Cantine aperte» si sono mossi quasi un milione di turisti del vino. Quest´anno, se il successo si misura sul metro del Vinitaly, dovrebbero essere molti di più.

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