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La Stampa

Relax e bellezza ritrovate con la vinoterapia. Dopo la Francia e la California il fenomeno si diffonde anche in Italia: "Ecco le nuove cure" ... All'inizio fu il «paradosso francese», ovvero la scoperta scientifica che nel vino, soprattutto nei rossi, c´è anche una sostanza, chiamata resveratrolo, con benefiche doti «antiossidanti» delle arterie. Il professor Curtis Ellison dell´Università di Boston ne consiglia un paio di bicchieri a pasto con regolarità e i francesi ne hanno fatto una bandiera, dimostrando (ecco il paradosso) che, nonostante siano forti consumatori di grassi di origine animale hanno un´incidenza delle malattie cardiache inferiore alla media dei paesi occidentali. Merito del vino, sostengono. E si è visto che il tasso di mortalità è più alto tra gli astemi che tra i moderati bevitori. Ma gli effetti benefici non sono solo nel bicchiere. Questa volta è merito dei polifenoli e degli antociani, presenti soprattutto nella buccia e nei vinaccioli (i semi degli acini). E´ nata così la «vinoterapia», non più pratica per pochi estrosi ma fenomeno di costume. Massaggi con creme «all´uva» e oli essenziali di vinacciolo, bagni con estratti di antociani (sono le sostanze che danno il colore al vino) sono la nuova frontiera della cosmesi e del relax. Il primo centro di benessere è nato alla Sorces de Caudalie, vicino a Bordeaux. I californiani non si sono fatti sorprendere, i tedeschi del Reno sono andati a ruota, così come gli austriaci e gli spagnoli. Anche in Italia, alla tradizionale «cura dell´uve», già proposta in vendemmia fin dagli Anni Trenta come dieta disintossicante, si sono aggiunti i richiami antistress e le cure di bellezza e tonicità a base di estratti enologici. L´offerta è in crescita: dal Trentino Alto Adige alla Toscana. Anche la storica Casata dei marchesi Antinori sta realizzando in una delle sue tenute un centro di vinotrerapia. Alle Terme Savonarola, vicino a Sassuolo, propongono il massaggio con gli acini di Lambrusco e a Ortona, in Abruzzo, alla Agriverde ora abbinano produzioni biologiche e vinoterapia. Nel panorama nazionale si è inserito anche l´affascinante Realis San Maurizio, inaugurato da pochi giorni tra le vigne di moscato, sopra Santo Stefano Belbo, il paese natale di Cesare Pavese. Alla festa d´apertura c´erano oltre mille invitati, compreso tutto il gotha dell´enologia piemontese (tra i soci ci sono anche i fratelli Ceretto). In un ex monastero del Seicento, con le 33 celle dei monaci, trasformate in lussuose stanze d´albergo a cinque stelle, troverà anche spazio dall´autunno un centro benessere con piscina, saune, sale massaggi e l´aromaterapia. «L´approccio sarà scientifico e sotto controllo medico» assicura la dottoressa albese Silvana Levi, consulente del centro. «Useremo i grappoli dell´uva di Langa, dal nebbiolo alla barbera al moscato, per ottenere estratti e oli che si dimostrano efficaci per attivare la circolazione, nella cure estetiche della pelle ed in generale per ridare tonicità al corpo». Il Realis San Maurizio, diretto da Nadia Finelli, è frutto di un investimento miliardario di un gruppo di imprenditori albesi e astigiani guidati dal banchiere Pier Domenico Gallo (Meliorbanca di Milano): l´albergo si pone al vertice della piramide dell´offerta legata all´enoturismo, un settore in netta crescita. I primi clienti sono stati svizzeri e giapponesi: le stanze sono tra i 200 e i 400 euro a notte. Il rigoroso restauro ha valorizzato le antiche pietre di Langa e recuperato le cantine scavate dai monaci. Qui trova ospitalità il ristorante dell´albergo affidato alla griffe della famiglia Alciati (avranno fino a dicembre anche il mitico Da Guido a Costigliole, prima di trasferirsi in parte nel nuovo ristorante a Pollenzo, vicino a Bra, all´Università del gusto, ideata da Carlin Petrini). «E chi frequenta il nostro centro benessere non dovrà pranzare con una carotina lessa, siamo nelle Langhe e non ce ne dimentichiamo» commenta la dottoressa Levi. «Al Relais San Maurizio prepariamo piatti in grado di soddisfare palati e la tradizione, almeno una volta al giorno». E la proposta percorre le colline, affinché i clienti possano trovare menù specifici anche negli altri ristoranti della zona, in modo da non interrompere con una abbuffata, i benefici della vinoterapia e poter tornare a casa «ubriachi» di benessere.

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