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La Stampa

De gustibus disputandum est ... Il tempo quest´estate non è stato certo clemente con gli agricoltori: chi non se ne è reso conto vive su un altro pianeta. Parlando poi di annata vitivinicola, il termine meno impietoso che gira sulla bocca di tutti è «brutta». Per tradizione bisogna fare i commenti sull´annata soltanto quando si ha l´uva in casa, ma ormai mancano pochi giorni alla conclusione della vendemmia abbiamo ancora in vigna i nebbioli e le uve che maturano più tardi e, a parte casi eccezionali, si può ipotizzare, per tutto il territorio nazionale, la conferma delle voci che parlano di un´annata certamente non pluristellata. Quello che non ha fatto la grandine, in molti posti l´ha fatto la pioggia insistente e non comune per quantità e intensità. Fatto sta che le rese in bottiglie saranno di sicuro inferiori agli anni precedenti: 30, 40, anche 50% in meno. Con questa situazione di penuria generalizzata la movimentazione delle uve sul territorio nazionale è notevolmente aumentata, specialmente nelle zone dove la componente tecnica della produzione sovrasta la parte agricola. Un esempio potrebbe essere l´Amarone della Valpolicella, dove la tecnica d´appassimento spesso e volentieri copre la non eccessiva qualità delle uve. Oppure è il caso di quei produttori che si sono dotati e utilizzano i concentratori, macchine in grado di superare in parte i difetti delle uve dovuti all´eccessiva umidità. In queste situazioni, di fronte alla scarsezza di materia prima, è facile cadere nella tentazione di acquistare uve di supporto provenienti da zone non vocate e fuori dai confini della denominazione di origine, dichiarando poi che l´annata non è stata così disastrosa. Queste uve, di solito, provengono da zone in cui si bada meno alla qualità del lavoro in vigna e il tempo è stato un poco più clemente. Normalmente costerebbero molto poco, ma di fronte ad annate come queste, diventano anche molto care: potrete verificare i prezzi di quest´anno e vi renderete conto di quanto sia forte la richiesta. Annata brutta, le uve viaggiano. Per cui viaggiano i mosti, si moltiplicano i camion frigo sulle strade: badate che questo è un sentire comune, è la vox populi. A meno che non abbiano manie d´autolesionismo, se ne parlano gli stessi produttori, qualcosa di vero c´è senz´altro. Tutto questo alla faccia della tracciabilità e delle pratiche da Denominazione di Orgine Controllata e Garantita: in sostanza siamo di fronte a un falso in commercio. Trovo che sarebbe non soltanto più onesto, ma anche molto più saggio nonché una buona operazione di marketing ammettere l´annata sfortunata cercando di fare il vino che si riesce fare, in qualità e in quantità, senza decantare vanamente «l´ultimo sole». Se ci riflettiamo, il decennio che si è chiuso ha regalato moltissime grandi annate e soddisfazioni; non è la fine del mondo se una vendemmia va male. Ci sta, nel senso che stiamo parlando di agricoltura e, inoltre, proprio l´alternanza fra annate buone e cattive valorizza ancor più quelle migliori. Se poi anche per il 2002 dovessero ulteriormente aumentare i prezzi, allora saremo di fronte a una vera e propria presa in giro del consumatore, che in questo modo non riuscirà più a distinguere le annate preziose da quelle scarse. Ammettere e ridimensionare quantità e prezzi sarebbe quest´anno l´occasione per dimostrare che il mondo del vino non ha perso il senso della realtà, che il prodotto è veramente garantito e che, anche se ha acquisito importanti fette di mercato e molto successo commerciale, ha ancora a che fare con la terra. Per questi motivi il commento sulla vendemmia più giusto, quello che mi è piaciuto di più fra tutti, è stato quello di Elio Altare: «quest´anno il tempo inclemente ci ha fatto ricordare che noi produttori siamo contadini». Credetemi, vale molto più questa frase piuttosto che tanti sotterfugi.

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