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La Stampa

"Il vino ha un´anima da conservare. La forza è nella differenza dei gusti": al Salone del Vino di Torino i grandi produttori bocciano Ogm e omologazione delle etichette ... "Il vino ha un´identità. Un´anima da conservare. Non vado negli Stati Uniti, né in Giappone. Sono sempre stata a Barolo e come mio padre e mio nonno coltivo la vigna come si è sempre fatto. E´ così che nasce il nostro Barolo: uno stretto rapporto fra vitigno, vignaiolo e territorio. Il gusto internazionale sta passando di moda. La forza è la differenza e non la globalizzazione". Parole di Maria Teresa Mascarello, figlia del «patriarca» del Barolo, Bartolo Mascarello. Un manifesto-emblema dell´orgoglio dell´enologia italiana. Il suo, ieri, al processo al gusto internazionale nella giornata finale del Salone del vino, è stato un inno alla specificità e alla tradizione: un contributo a questa rivendicazione della difesa e valorizzazione dei «terroir» e della tradizione del vigneto Italia. «E´ mortificante assaggiare vini e non capirne la provenienza, né che cosa siano - ha aggiunto -. A me è capitato con uno californiano, uno veneto e uno australiano. Le parole chiave per un grande vino sono passione, storia e appunto il territorio». Valorizzare le tipicità è il messaggio anche di un altro produttore, Marco Caprai (l´azienda del Sagrantino): «Riscopriamo i gusti tradizionali e la nostra capacità di fare il vino e non cediamo all´internazionalizzazione del gusto. Gli americani , australiani e anche i francesi lavorano al massimo 4-5 vitigni, noi abbiamo a disposizione 800 diversi tipi di vitigno». Il vigneto Italia è sempre più protagonista sul mercato ma secondo Maurizio Zanella (Cà del Bosco) il gusto internazionale è stato imposto dai media d´Oltreoceano al quale anche in Italia ci si è accodati. «Seguendo questa strada - dice - rischiamo di perdere la nostra identità. Ecco che è diventa davvero fondamentale la via italiana della tradizione. Negli Usa c´è un processo di omologazione del gusto facile, pronto, senza grande personalità a lungo termine». A confermare l´appeal del vino italiano è Piero Selvaggio che nel suo Valentino´s di Los Angeles custodisce la più completa cantina del mondo. «Esiste un gusto americano fatto di chardonnay e cabernet sauvignon al quale l´Italia oggi contrappone la sua grande diversità. Negli ultimi 4-5 anni sangiovese, barolo, nebbiolo, chianti hanno portato a una svolta nei bianchi e nei rossi e hanno fatto breccia nel consumatore americano». L´orgoglio delle etichette dal Piemonte alla Toscana, dal Veneto alla Sicilia è una costante: «Il vino italiano - così la pensa Franco Giacosa, "vinemaker" delle tenute della famiglia Zonin - non deve seguire le mode o le correnti di pensiero imposte dalla cultura dominante. La strategia è puntare sulla tradizione nell´innovazione, valorizzando i vitigni autoctoni. Oggi anche le grandi aziende lavorano molto in vigna, si recupera la manualità per garantire uve sane che rappresentino il territorio e lo stile della cantina che produce il vino». C´è, poi, chi ribadisce come la tecnologia non debba essere negata, così la pensa Vincenzo Ercolino (Feudi di San Gregorio), «ma debba essere orientata a migliorare se stessi e la vita. Così è nel vino». Sul fronte della tutela del made in Italy, Sebastiano Castiglioni (produttore dell´azienda Querciabella) è convinto che il «vero pericolo del gusto internazionale è l´offensiva australiana fatta di tannini artificiali, chips di rovere, di concentrato e osmosi inversa». Uno degli allarmi, poi, è l´avanzata degli Ogm e tutti i grandi produttori sono schierati contro gli organismi geneticamente modificati: «la chimica deve fare un passo indietro in cantina»: «il vino va difeso nella sua naturalità, territorialità e autenticità» (Marco Caprai), «Io non mi piego a queste logiche» (Maurizio Zanella), «Venite a Barolo a vedere come si fa il vero vino italiano» (Maria Teresa Mascarello); «No all´introduzione degli Ogm finchè non ci sono garanzie totali, sì alla speriemntazione ma solo se serve ad abbattere il ricorso alla chimica nel campo» (Franco Giacosa). Luigi Veronelli ha raccolto il messaggio di garantire anche in questo delicato campo trasparenza al consumatore: «Nella prossima guida dei vini, nelle singole schede, introdurremo una voce per chiarire se quell´etichetta contiene Ogm». Veronelli lancia, poi, un messaggio ai giovani con l´invito a scoprire i vitigni abbandonati e soprattutto a parlare di vino: «Chi ordina una coca cola al bar o al ristorante non può certo discutere di gusto, mentre sul vino il dibattito c´è». E il consumatore cosa chiede? «Cerca - dice Clara Patrizia Leonardi (ristorante Poggio antico di Montalcino) - profumi, sensazioni e gusti straordinari».

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