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La Stampa

Nuove minacce alle nostre aziende che riconquistano il mercato USA. Un kit per brutte copie di vino. Dal Canada arriva l’imitazione «fai da te». Anche la grappa rischi in vista al copyrigth italiano: l’Ue potrebbe toglierci l’esclusiva sul nome del distillato ... Il vino italiano torna leader sul mercato Usa. Dopo la forte flessione che a giugno aveva fatto perdere all’Italia, dopo anni di contrastato dominio, il primo posto nella esportazioni vinicole verso gli Stati Uniti, la situazione è andata migliorando. E a novembre sulla base degli ultimi dati diffusi dall’Italiana Wine & Food Istitute (IWFI), l’Italia ha riconquistato il primo posto con un forte aumento: + 13,8% in quantità e 26,4% in valore.
All’incremento delle importazioni dall’Italia, ha contemporaneamente fatto riscontro un andamento piuttosto stabile delle esportazioni australiane (+0,1%), che sembrano aver perso la spinta che negli ultimi due anni le avevano catapultate in testa alla classica. Tutto bene allora? No: l’ultimo pericolo per il made in Italy arriva dal Canada, dove un sito web propone la vendita del kit per il Barolo Premium, in offerta a circa 45 dollari, da comprare per il prezzo, perché alla qualità almeno non si fa cenno, ad un adorabile Sauvignon premium in vendita a soli 37 dollari. Basta poi unire otto litri di mosto concentrato a 18 litri d’acqua per produrre 30 bottiglie di «vino-bibitone».

Nell’elenco dei prodotti in vendita tutto il ventaglio dei vini italiani più prestigiosi e delle uve autoctone nazionali e francesi. I kit per Valpolicella, Brunello, Barbera raggiungono gli 83 dollari, seguiti a pochi centesimi da Amarone, Bardolino, e Negro Amaro mentre sulla fascia più economica si concentrano il verdicchio, lo zinfandel italiano, il trebbiano e il Frascati. L’offerta copre ogni settore del mercato visto che viene proposto un bibitone Italy che non consente ulteriori specifiche territoriali. Per tutti i prodotti sono anche disponibili 30 etichette a meno di due dollari.

Il problema è stato sollevato con una interrogazione dal parlamentare di Forza Italia, Mario Masini che sottolinea come questa vendita è palesemente un ingannevole oltre che sleale e ripropone il problema delle contraffazioni dei prodotti agroalimentari italiani. Secondo il ministro delle politiche Agricole Gianni Alemanno, questi kit sono vietati per legge perché nessuno si può fare delle bevande alcoliche per conto proprio, fuori dalle regole e dalla vigilanza delle istituzioni. Aggiunge: Questo dimostra che tipo di cultura del vino ci potrebbe essere se l’Italia e l’Europa aprissero troppo a Paesi terzi».

E i rischi per il made in Italy non sono finiti: la revisione del regolamento del Consiglio Europeo sulle bevande alcoliche potrebbe provare l’Italia dell’utilizzo esclusivo del termine grappa. A lanciare il grido di allarme sono i distillatori italiani preoccupati di perdere, da un giorno all’altro, la propria bandiera e assistere di colpo alla svendita di una denominazione e alla perdita di identità di un prodotto tutto nostrano.

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