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La Stampa

Le cantine non vanno in rete e perdono la partita su Internet ... I nostri produttori sono in ritardo sulla diffusione dell’e.commerce... A parte qualche rara eccezione, il mondo del vino italiano non ama Internet. E sbaglia - secondo Alessandro Regoli, direttore di Winenews.it, uno dei portali di comunicazione italiani più autorevoli nel mondo del vino - perché, trascurando il web, non si colgono le opportunità comunicative e commerciali offerte dalla rete che permette, a costi bassissimi, di avere una finestra sempre aperta sul villaggio globale.
Regoli ammette che, naturalmente, vi sono delle eccezioni - ad esempio Planeta, Donnafugata, Santa Margherita, Caprai, Tasca d’Almerita, Duca di Salaparuta - ma, anche nella maggior parte delle griffe del vino italiano, i contenuti del web-site sono poco aggiornati e ancorati a un vecchio modo unidirezionale di concepire Internet, in un periodo in cui il vero “must” è l’interattività con gli utenti. Come hanno ben capito le grandi griffe della moda.
Un buon sito internet aziendale, secondo Regoli, dovrebbe promuovere, non soltanto, i prodotti, ma stimolare l’interesse del visitatore, rimanendo al passo coi tempi, interagendo con lui, educandolo e fornendogli una comunicazione differenziata anche su “beni complementari” che, nel caso del vino di alto prestigio, possono andare dalle informazioni sul territorio alle previsioni del tempo. Ad aver compreso a fondo queste opportunità sono le grandi case francesi, soprattutto dello Champagne, che probabilmente - ipotizza il direttore di Winenews.it - hanno tratto giovamento dal fatto di trovarsi spesso sotto l’egida di grandi marchi del lusso a 360 gradi che offrono una grande quantità di contenuti.
Si va dall’enologo che, in versione video con diverse lingue, consiglia come conservare, servire, e abbinare il vino ai diversi cibi e alle diverse occasioni, alle interviste esclusive al guru della moda Karl Lagarfeld, o alla sensuale testimonial Helena Cristensen.
L’occasione persa in questo settore dai vini italiani rischia di provocare seri danni. Secondo uno studio realizzato da eMarketer sul settore b2c (business to consumer), le compravendite on line in Europa hanno complessivamente registrato una crescita annuale del 25% e nei prossimi quattro anni il volume dovrebbe triplicare. Quest’anno il giro d’affari europeo sarà di 143 miliardi di euro, in crescita del 37,2% sul 2006, quando la spesa su internet è stata di 97 miliardi di euro. Nei prossimi quattro anni dovrebbe arrivare a 298 miliardi di euro.

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