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La Stampa

“Sui vigneti di Doc e Igt non ci sono dati certi” … Assoenologi denuncia… Da Venezia, dove ha appena concluso il suo 63° Congresso, Assoenologi sceglie di “uscire dal guscio a costo di essere impopolare”, come dice il suo direttore, Giuseppe Martelli. Per il vino italiano il problema più cruciale, come dimostrano anche i recenti episodi legati a dubbi sul rispetto di un disciplinare tanto nobile come quello del Brunello e a ben più gravi avvenimenti sul fronte della sofisticazione appare la carenza di dati di base certi e controllati.

“Ogni tipologia di vino e ogni produttore - spiega Martelli - ha un codice che fa capo all’Infocamere da cui si riversa poi tutto al Sistema informatico nazionale del ministero delle Politiche agricole. Ebbene, per le denominazioni di origine i dati sono incompleti e fermi al 2005, visto che alcune Camere di commercio e tutta la Valle d’Aosta non sono collegate al sistema. È inutile chiedere i dati di produzione delle Indicazioni geografiche tipiche, le Igt, perché non sono disponibili per nessuna campagna vendemmiale. All’Istat e all’ Agea, poi, i dati non coincidono né a livello generale né a livello ripartito”.

Insomma, per farla breve, uno dei primi Paesi vitivinicoli del mondo non conosce l’esatta consistenza della sua superficie vitata e tanto meno quella ripartita, ossia non sa quanti ettari di Merlot ha sul suo territorio nazionale, quanti di Trebbiano e via dicendo.

“Ma allora - si chiede Martelli - com’è possibile programmare il settore a media e a lunga scadenza, studiare strategie di mercato, organizzare al meglio i controlli? E a proposito di controlli oggi ci sono 21 enti deputati alle verifiche di settore, che piombano in cantina, magari in periodo di vendemmia, con squadre diverse per verificare spesso le stesse cose”.

Poi le Doc. “In Italia - dice Martelli- sono 352. Troppe non per numero, ma per mancata rivendicazione, ossia per scarso o nullo interesse ad utilizzarle da parte degli stessi produttori che le hanno volute. E allora perché non togliere di mezzo chi non è interessato spostando risorse ed energia verso gli altri?”.

Ed in effetti approfondendo il discorso troviamo che ben 90 Doc sfruttano meno del 50% della loro potenzialità, di queste 33 non arrivano al 20%, 16 sono sotto il 5% e 7 sembra che non abbiano mai fatto uscire una bottiglia, ossia esistono solo sulla carta.

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