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ECONOMIA E TERRITORIO

La Toscana “agroalimentare” genera 3,5 miliardi di euro di valore aggiunto: i dati BuyFood

Al vertice un sistema fatto di 31 tra Dop e Igp, che valgono 111 miliardi di euro, con olio e carne al vertice assoluto
AGROALIMENTARE TOSCANO, DOP E IGP, OLIO D'OLIVA, Non Solo Vino
Il successo della Toscana “agroalimentare” guidato da un sistema fatto di 31 tra Dop e Igp, che valgono 111 miliardi di euro

La Toscana, prima Regione d’Italia associata al vino e al cibo di qualità nell’immaginario collettivo del mondo, con il suo agroalimentare, genera un valore aggiunto di 3,5 miliardi di euro, il 6% del totale nazionale. Anche grazie all’effetto traino dei suoi 31 prodotti Dop, Igp e Agriqualità, che valgono 111 milioni di euro (dati Ismea), e che sono cresciute dell’8% in valore nell’ultimo anno, con un export che vale 50 milioni di euro. Dati comunicati oggi a Siena per BuyFood, la prima vetrina internazionale dedicata ai prodotti Dop, Igp e Agriqualità della Toscana, evento che, sul modello di successo del già affermato BuyWine, ha riunito i buyer da tutto il mondo, di cui una ventina da Paesi extraeuropei, tra cui Australia, Brasile, Canada, Corea del Sud, Emirati Arabi, Giappone, Hong Kong, Israele, Russia, Stati Uniti, con la regia di Regione Toscana in collaborazione con PromoFirenze, azienda speciale della Camera di Commercio di Firenze, e grazie alla collaborazione del Comune di Siena e al supporto della Fondazione Qualivita.
Un settore, quello agroalimentare toscano, che impiega 74.000 occupati, il 4,4% del totale Regionale, di cui 13.390 nella filiera dei prodotti certificati.
I due comparti della filiera a indicazione geografica certificata in cui il ruolo della Toscana è più rilevante a livello nazionale, escluso l’universo del vino, sono l’olio (18 milioni di euro, 11.000 produttori, 68.000 ettari coltivati) e le carni fresche (12,4 milioni di euro, 722 allevamenti, 5.650 capi bovini, 11.700 capi ovini e poco meno di 8.000 capi suini). Anche nel settore dei prodotti derivati dalla lavorazione della carne - come i salumi - la Toscana (50 milioni di euro) trova un suo rilevante collocamento, posizionandosi al quinto posto in Italia, dietro alle regioni del Nord.
Con 715 allevamenti dedicati, il comparto dei formaggi Dop genera un valore di 30 milioni di euro, collocando la Toscana alla posizione n. 8 a livello nazionale. Meno rilevante il settore dei prodotti ortofrutticoli e cerealicoli, che coinvolge comunque 283 aziende estese per una superficie di 1.060 ettari esclusivamente dedicati a prodotti Dop e Igp.
Più interessante il settore panetteria e pasticceria, che dà origine a vere e proprie icone del gusto quali i Cantuccini Toscani, il Pane Toscano, i Ricciarelli di Siena e il Panforte di Siena, che rendono la regione protagonista nel Paese e all’estero: 85 i produttori coinvolti e 1.400 gli ettari di superficie agricola per la produzione delle materie prime.
L’export regionale riferito all’agroalimentare a indicazione geografica genera un valore di circa 50 milioni di euro ed è estremamente caratterizzato: oltre il 45% del valore esportato dalla Toscana in ambito di IG del food, è coperto dall’olio Toscano, quota che sale al 50% circa se si aggiunge l’export dell’olio Chianti Classico Dop. Un ulteriore 45% circa è costituito dai prodotti legati alla zootecnia, primo fra tutti il Prosciutto Toscano, seguito da Pecorino Toscano e Finocchiona.
“Nel mondo Toscana vuol dire bellezze artistiche e paesaggio - ha detto l’assessore all’agricoltura della Regione Toscana, Marco Remaschi - qui la mano dell’uomo ha inciso nel creare la bellezza e qui fare agricoltura non vuol dire solo produrre alimenti,ma vuol dire salvaguardare questo territorio, vuol dire turismo, sociale, un economia indotta spesso più forte della produzione della materia prima. Ci vantiamo di fare produzioni agroalimentari di grande qualità e portare compratori internazionali direttamente nelle aziende e sul territorio, vuol dire capire davvero il valore aggiunto del nostro lavoro. La Toscana vanta ben 31 tra Dop e Igp, è naturale pensare di valorizzarle facendo rete, costruendo delle sinergie che ci possono aiutare a conquistare nuovi mercati. Oggi abbiamo riunito buyer provenienti da tutto il mondo, naturalmente da America ed Europa ma anche da Paesi africani e asiatici che possono rappresentare nuovi sbocchi commerciali e nuove opportunità. Abbiamo bisogno di crescere e possiamo farlo costruendo collaborazione tra i Consorzi. Credo molto in questa iniziativa, che sono certo potrà crescere in maniera esponenziale”.

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