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QUESTIONI IRRISOLTE

La vendemmia incombe, ma la burocrazia frena le assunzioni di stranieri per la raccolta

La Cia-Agricoltori Italiani: “tra fisco 4.0 e smart working servono 15 giorni per un codice fiscale dall’Agenzia delle Entrate: prima bastava un’ora”
BUROCRAZIA, Cia, MANODOPERA STRANIERA, VENDEMMIA, Italia
La vendemmia incombe, ma la burocrazia frena le assunzioni di stranieri, allarme Cia

La vendemmia incombe, dalla Sicilia alla Franciacorta i primissimi grappoli sono già stati tagliati, eppure il problema legato alla manodopera necessaria per le operazioni di raccolta sembra tutt’altro che risolto. Perchè nonostante la crisi che si respira soprattutto nel settore del turismo stagionale, di italiani disposti a lavorare in vigna non c’è abbondanza, e reperire manodopera straniera, tra le complessità nei flussi internazionali dovute al Covid e la burocrazia, secondo imprese o organizzazioni di categoria, è decisamente complesso. E dopo che, nei giorni scorsi, la Confagricoltura aveva rilanciato la proposta della “quarantena attiva” per i lavoratori provenienti da Romania e Bulgaria, tra i Paesi più “presenti”, nella norma, tra i filari del Belpaese, a ribadirlo anche la Cia-Agricoltori Italiani, che rilancia l’allarme: “col fisco 4.0 e lo smart working degli uffici territoriali dell’Agenzia delle Entrate, servono 15 giorni per dotare di codice fiscale i lavoratori stranieri da contrattualizzare per la vendemmia. Negli anni passati bastava un’ora per sbrigare la pratica. Le imprese agricole dopo aver presentato via e-mail la modulistica precompilata devono aspettare tempi troppo lunghi per il rilascio del codice, essenziale all’assunzione dei braccianti esteri per un regolare rapporto di lavoro”.
Un allarme che è anche una critica, perchè secondo la Cia “la lunga procedura non ha riscontri con il passato e suscita molti dubbi sull’efficienza delle piattaforme digitali della Pubblica Amministrazione, che in tempi di crisi come questo dovrebbero, invece, velocizzare le pratiche burocratiche per agevolare il rilancio dell’economia del Paese. Sull’era pre-Covid, la digitalizzazione della richiesta dovrebbe essere persino più snella per gli uffici territoriali dell’Agenzia delle Entrate, perché permette di bypassare ogni difficoltà di incomprensione linguistica con il lavoratore straniero, che prima era costretto a recarsi personalmente a eseguire la pratica”.
Un altro problema per le aziende, sottolineano gli Agricoltori Italiani, riguarda l’indicazione degli sportelli digitali di non effettuare richieste di codici fiscali cumulativi: massimo dieci per singola e-mail. La Cia ricorda come questi ostacoli si aggiungano alla difficoltà di reclutamento di manodopera straniera dopo l’esplosione della pandemia e si augura che la Pubblica Amministrazione in smart working riesca a meglio utilizzare le risorse offerte dalla tecnologia, per dare un servizio davvero efficiente alle imprese agricole e vitivinicole italiane.

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