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IL PROGETTO

“La Via Selvatica”, la famiglia Ceretto lancia una serie di incontri dedicati alla natura autentica

Apre i lavori il funambolo Andrea Loreni, il 12 settembre. Ma sono tanti gli ospiti in programma, tra cui la promessa della cucina mondiale Ana Roš
CERETTO, CULTURA, LA VIA SELVATICA, vino, Italia
La famiglia Ceretto

Con il funambolo da grandi altezze Andrea Loreni inizia, il 12 settembre, “La via selvatica”, il progetto curato da Matteo Caccia e proposto dalla famiglia Ceretto, una delle più prestigiose famiglie del vino italiane, alla guida della griffe simbolo di Barolo, composto da 12 dialoghi che faranno emergere le esperienze profonde dei protagonisti: il progetto vuole essere un percorso che dia voce alla natura selvatica e autentica, alle sue regole immutabili, alla sua ostinata capacità di ripetersi, alla sua ricerca di un’armonia smarrita, di un equilibrio virtuoso in cui l’uomo sia capace di interagire con rispetto nella consapevolezza che la vera protagonista è la natura. I primi interventi saranno trasmessi e resi fruibili online (dal 12 settembre, ogni 12 del mese su www.ceretto.com), ed a partire dal 2021 il pubblico potrà finalmente assistere dal vivo agli incontri. Tra i prossimi ospiti, anche il paesaggista Paolo Pejrone, Mauro Berruto, allenatore sportivo, la chef promessa della cucina internazionale Ana Roš, e ancora Emilio Previtali, esploratore, Ambrogio Beccaria, navigatore, Luca Mercalli, meteorologo, Mia Canestrini, lupologa, Nadia Terranova, scrittrice, Franco Cardini, storico, Tommy Kuti, musicista, e il semiologo Stefano Bartezzaghi.

“La nostra strada - spiega Bruno Ceretto, alla guida della cantina - è segnata dal rispetto della qualità che significa rispetto della natura. Con orgoglio ricordo il cammino intrapreso, grazie a mio nipote Alessandro, che ci ha portati oltre 10 anni fa ad affrontare il biologico e il biodinamico. L’agricoltura sostenibile è stata per noi un nuovo punto di partenza, una nuova sfida che ci dà oggi risultati entusiasmanti, producendo un vino sano, buono e capace di esprimere al meglio questo territorio in termini di sfumature non convenzionali. Proteggere la terra con il nostro lavoro quotidiano è il nostro impegno verso le prossime generazioni per indicare un modo diverso di fare vino e fare la differenza”.

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