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CALDO

La vite alla prova dello stress idrico: una sfida che si gioca su varietà e suoli

Difficoltà nelle maturazioni, rese inferiori, minori aromaticità: ma il Sangiovese, ad esempio, risponde molto meglio del Montepulciano
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Una vigna in stress idrico

Il caldo e la siccità di questa lunga estate, ben lontana dalla sua fine, hanno - ed avranno - un impatto enorme sulla viticoltura. La vite, infatti, sta andando in stress idrico in diverse zone del mondo, specie in Francia. Il conto da pagare, a breve termine, è un calo produttivo e difficoltà importanti nelle maturazioni. Ma cosa succede alla vite, in assenza prolungata di acqua? In soldoni, e senza addentrarci troppo nei tecnicismi, prima dell’invaiatura la siccità limita la biosintesi dei tannini, degli acidi organici e di alcuni precursori aromatici, oltre a limitare il tenore zuccherino dell’uva e l’ingrossamento dell’acino. Dall’invaiatura alla maturazione, invece, lo stress idrico interrompe la biosintesi degli antociani. Ovviamente, sono dinamiche che variano moltissimo da una varietà all’altra, e da un terreno all’altro.

Ad esempio, i suoli argillosi, avendo capacità di trattenere e rilasciare l’acqua lentamente, garantiscono una risposta ecofisiologica allo stress idrico migliore. Le diverse varietà, invece, si possono suddividere in due comportamenti, isoidrico e anisoidrico. Isoidrico è il comportamento delle varietà che chiudono subito gli stomi per mantenere l’acqua all’interno della pianta, garantendo così un livello di potenziale idrico fogliare stabile durante il giorno in modo da ridurre la traspirazione, e quindi la perdita idrica. La chiusura degli stomi, però, non permette alla CO2 di entrare, limitando così la fotosintesi della pianta. Un esempio di varietà che di fronte allo stress idrico risponde così è il Montepulciano, che patisce particolarmente la siccità.

Si parla invece di comportamento anisoidrico quando la pianta reagisce allo stress idrico chiudendo solo parzialmente gli stomi, così da garantire, comunque, lo svolgimento della fotosintesi: un esempio è il Sangiovese, uva principe della viticoltura di Toscana, capace di tollerare anche lunghi periodi di siccità. Detto degli effetti sul breve periodo, però, non bisogna sottostimare quelli sul lungo. Come spiega al magazine francese “Vitisphere” Alain Deloire, professore all’Institut Agro de Montpellier e tra i massimi esperti del Paese di fisiologia della vite, “la pioggia e l’irrigazione durante la maturazione non permettono di recuperare quanto perso, e la siccità complica anche lo stoccaggio del carbonio nel terreno, una mancanza che la vite sconterà anche nel 2023. Specie in Provenza e nella Côtes-du-Rhône, dove la vite ha reagito allo stress idrico rimodulando la sua parete fogliare (con l’ingiallimento e la caduta delle foglie, ndr)”.

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