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ECONOMIA

Le Borse premiano i titoli del vino, da Masi Agricola a Pernod Ricard

Sui listini la crisi è passata, tra gennaio 2020 e maggio 2021. Italian Wine Brands ha guadagnato il 150,2%. +21,7% per Campari
AIM, BORSA, CONSTELLATION BRANDS GROUP, GRUPPO CAMPARI, ITALIAN WINE BRANDS, MASI AGRICOLA, PERNOD RICARD, TREASURY WINE ESTATES, Italia
I titoli del vino in Borsa

Le Borse promuovono i titoli del vino, che, da gennaio 2020 ad oggi, hanno saputo reagire alla crisi causata dalla pandemia e risalire la china, arrivando nella maggior parte dei casi a tornare in territorio positivo. Un trend rassicurante, che dimostra lo stato di salute dell’economia, e la fiducia nella ripresa dei consumi fuori casa, che fanno del wine & spirits un settore in costante ascesa.
In Italia, sono due le realtà del vino quotate alla Borsa di Milano, sull’Aim, il listino dedicato alle Pmi: Masi Agricola ed Italian Wine Brands, entrambe in rimbalzo positivo dopo le difficoltà del 2020. Masi Agricola è passata dai 3,2 euro ad azione del 2 gennaio 2020 ai 3,38 euro del 7 giugno 2021, in crescita del 5,6%. Italian Wine Brands, invece, ha vissuto un balzo eccezionale, passando da 12,95 euro ad azione il 2 gennaio 2020 a 32,4 euro ad azione il 7 giugno 2021, in crescita del 150,2%. Da citare il Gambero Rosso, anche se non si tratta di una cantina, ma è, comunque, il più importante gruppo del wine & food in Italia
, guidato da Paolo Cuccia, che da 0,65 euro ad azione il 2 gennaio 2020 è sceso a 0,525 il 7 giugno 2021, per un calo del 19,2%. Il trend, dalla collocazione del titolo sull’Aim a fine 2015, non è mai stato positivo in effetti: basti pensare che il giorno dell’esordio il prezzo di collocamento era di 1,6 euro, più del triplo della quotazione attuale.
Anche le multinazionali del wine & food quotate in Borsa estere, come riporta “Affari & Finanza - La
Repubblica, tornano a correre. Campari, che ha in portafoglio, oltre all’Aperol, diventato il re dell’aperitivo nel mondo, marchi come Cinzano, Mondoro, Riccadonna e lo Champagne Lallier, ha recuperato subito il tonfo di marzo 2020, chiudendo lo scorso anno in crescita del 15,4%, e arrivando, a fine maggio, a segnare una crescita, da gennaio 2020, del +21,7%. Pernod Ricard, secondo produttore di alcolici dopo Diageo, che nella divisione vino vanta brand del calibro di Perrier-Jouet e Mumm, il terzo Champagne più venduto al mondo, ma anche la californiana Kenwood, la spagnola Campo Viejo, la neozelandese Brancott Estate e l’australiana Jacob’s Creek. Ci ha messo più di un anno per tornare a crescere, chiudendo il periodo gennaio 2020-maggio 2021 con un +4,8%.
In Usa, invece, Constellation Brands Group, che vuol dire due giganti come Mondavi e Ruffino, ha vissuto un andamento molto simile a quello del Gruppo Campari: ha chiuso in positivo il 2020, guadagnando da inizio anno più del 10%, e da inizio 2020 il 26%, che spinge le azioni di Constellation Brands Group al massimo di sempre, a quota 240 dollari ad azione.
Infine, l’unica nota negativa, che arriva dalla australiana Treasury Wine Estates, il più grande produttore di vino al mondo quotato in Borsa, con proprietà ovunque, dall’Australia alla Nuova Zelanda, dalla California all’Asia, dal sud America all’Europa, compresa l’Italia, con due marchi, Cavaliere d’Oro e Stellina di Notte. Con la crisi politica tra Australia e Cina, che ha imposto dazi del 175% sulle produzioni enoiche australiane, anche l’andamento del titolo in Borsa è stato catastrofico, con una perdita del 32,1% tra gennaio 2020 e maggio 2021, in recupero dopo aver chiuso il 2020 al -40%.

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