02-Planeta_manchette_175x100
Allegrini 2018
VINO ED ECONOMIA

Le cantine italiane, la Borsa e la finanza, un rapporto virtuoso, destinato a crescere

A WineNews, l’ad Borsa Italiana, Raffaele Jerusalmi: “50 realtà candidabili alla quotazione, per 20-30 di loro si concretizzerà in 5-10 anni”
BORSA, CANTINE, FINANZA, JERUSALMI, VINO ITALIANO, Italia
Raffaele Jerusalmi, ad Borsa Italiana, intervistato da WineNews

Le cantine italiane, per sostenere la competizione dei mercati mondiale, dove produrre grande qualità non è più sufficiente per emergere, guardano sempre di più al mondo della finanza per reperire risorse. E se ad oggi, nel Belpaese, ci sono solo due realtà quotate in Borsa (Masi Agricola ed Italian Wine Brands) e 10 nel percorso ELITE, propedeutico alla quotazione o all’apertura del capitale a terzi (nomi di primo piano come Varvaglione, Vigne & Vini, Farnese Vini, Guido Berlucchi, Gruppo Italiano Vini, Barone Montalto, Casa Vinicola Botter, Velenosi, Argiolas e Frescobaldi, oltre alla rumena Jidvei, ndr), il numero delle cantine tricolore che intraprenderanno questo tipo di percorso è destinato ad aumentare. “Ci sono almeno 50 realtà candidabili per essere quotate, e credo che nel giro di 5-10 anni, per 20 o 30 di loro, è un percorso che si potrebbe concretizzare”. A dirlo, a WineNews, l’ad di Borsa Italiana, Raffaele Jerusalmi. Secondo il quale, sebbene ancora agli albori, “Io credo che quello tra aziende vinicole italiane, Borsa e finanza, possa essere un rapporto molto costruttivo - spiega Jerusalmi - perché quello delle cantine è un ciclo economico lungo, tra la vendemmia e la messa in vendita del prodotto possono passare anni. E a fianco di finanziamenti strutturali, è necessario anche sostenere il circolante. E da questo punto di vista la finanza può offrire soluzioni anche innovative per un settore che sta crescendo tanto negli ultimi anni. E che secondo noi, vista anche la sua elevatissima frammentazione, che ne distingue la struttura rispetto ad altri Paesi produttori, andrà in contro ad fenomeni di consolidamento nei prossimi anni”.
Di certo, quello che un’azienda deve sostenere per arrivare a quotarsi in borsa, o ad aprire il proprio capitale, non è scontato. “Teniamo conto che c’è un percorso, anche culturale, da fare, per avvicinarsi alla borsa - spiega Jerusalmi - che non è così immediato per chi si occupa di agricoltura. Ma vediamo che soprattutto nelle giovani generazioni comincia a farsi largo questo pensiero, e quindi alla fine il successo di alcune quotazioni che abbiamo avuto, e di altre che arriveranno prossimamente, potranno essere da esempio per altri, un po’ come è successo nel mondo del lusso e della moda”. Di certo, oltre ad un progetto, l’azienda deve avere certi parametri.
“A grandi linee, diciamo che serve un fatturato di almeno 20-30 milioni, una quota export di almeno il 30-40% ed una posizione finanziaria netta, un indebitamento, che non sia superiore a 3-4 volte l’Ebitda. Questi sono i parametri finanziari, ma in particolare, quello che è importante per un’azienda che vuole guardare alla borsa, anche nel vino, è avere una struttura societaria ed una governance che sia in grado di sostenere lo “stare sul mercato”. Ed è un percorso che richiede qualche anno, dalla creazione di un consiglio di amministrazione ad una struttura dei controlli di natura contabile, amministrativa e finanziaria di buon livello, e questo è indispensabile per pensare alla quotazione, ma anche all’apertura del capitale a terzi che poi è l’obiettivo di Elite”.
E il fatto che, spesso, le aziende vitivinicole, abbiano una forte capitalizzazione a livello immobiliare, non è un ostacolo. “Gli investitori, quando spostano capitali, guardano alle situazioni nel loro complesso, e generalmente la possibilità di avere un patrimonio immobiliare o legato ai terreni, è un fattore che viene considerato e che farà parte della valorizzazione complessiva dell’azienda, e non è un problema. Ma c’è anche la possibilità, per le aziende, come fatto in altri settori, in vista della quotazioni, di scorporare la parte patrimoniale e quella produttiva dell’azienda, e quotare solo quest’ultima, ma quella è una scelta dell’imprenditore”.

Copyright © 2000/2018


Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit


Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2018

Altri articoli