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Le etichette italiane guidano la “resistenza” del mercato secondario dei fine wine alla crisi

Il Liv-ex 1000 cresce, da inizio anno, dello 0,96%. Poco, ma i vini da collezione sono, comunque, in territorio positivo. Grazie ad Italia e Champagne

La pandemia, lo scontro a colpi di dazi tra Usa ed Europa, la hard Brexit, nulla sembra minare la solidità del mercato di fine wine- Sempre più bene rifugio e capaci di resistere anche alla peggiore delle congiunture degli ultimi decenni. Come emerge dai dati di fine settembre, il Liv-ex 1000, l’indice “degli indici” del mercato secondario dei fine wine, da inizio anno è cresciuto dello 0,96% (e nell’ultimo mese dello 0,98%), soprattutto per merito dell’Italy 100, dedicato alle migliori etichette del Belpaese, formato dalle ultime 10 annate fisiche (2007-2016) dei grandi Supertuscan, ovvero Sassicaia, Masseto, Ornellaia ed il grande “trittico” della famiglia Antinori, formato da Solaia, Tignanello e Guado al Tasso, e ancora dal Sorì San Lorenzo (annate dal 2006 al 2011 e dal 2013 al 2016), dal Barbaresco (dal 2007 al 2016) e dallo Sperss (2005-2011 e 2013-2015) di Gaja, e immancabile Barolo Monfortino Riserva di Giacomo Conterno (con le annate dal 1999 al 2002, dal 2004 al 2006 e poi 2008, 2010 e 2013), e cresciuto del 2,39% a settembre e del +4,69% da inizio anno, grazie alle performance di Sassicaia e Solaia.
Certo, non è un’evoluzione strabiliante, anzi, decisamente sotto la media degli ultimi anni, ma di questi tempi, trovarsi in territorio positivo è già un’ottima notizia. Rispetto a settembre 2019, invece, si registra un calo piuttosto netto, del -2,61%. Tra i sotto indici, detto di quello dedicato alle etichette più scambiate del Belpaese, fa ancora meglio, da inizio 2020, lo Champagne 50: +6,8%, e +2,12% a settembre, con Bollinger Grand Anne 2005 e Taittinger Comte Champagne 2004 sugli scudi. Bene anche il Bordeaux Legends 40: +2,37% da inizio anno e +2,11% nel mese di settembre. Si difende anche il Rhone 50 (+2,76% da inizio anno e +1,11% nell’ultimo mese), così come il Liv-ex Bordeaux 500, il più importante, per volume di affari, dei sotto indici, che chiude al +2,52% da inizio 2020 ed al +1,03% a settembre. Frena il Burgundy 150, il migliore dell’ultimo quinquennio, che però da inizio anno perde il -1,91%, chiudendo il mese di settembre in leggero recupero (+0,7%). Infine, il Rest of the World 60, l’unico che perde sia sul breve che sul medio periodo: -2,47% da inizio anno, e -0,86% a settembre.

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