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ENO-EDITORIA

Le guide dei vini servono ancora? Conversazione su punteggi, cultura, trend e rapporti con l’estero

A Wine2Wine by Veronafiere un piccolo viaggio fra presente e futuro, obiettivi, limiti di uno strumento che fa da cuscino fra consumatori e produttori
GUIDE, vino, WINE2WINE, Italia
Vino e guide, tra punteggi, cultura, trend e rapporti con l’estero

La guide dei vini sono nate per creare una gerarchia qualitativa e gustativa, e per guidare, appunto, i consumatori fra le innumerevoli etichette prodotte in un paese, creando e indirizzando di conseguenza anche il mercato. In Italia per anni la guida dei Tre Bicchieri del Gambero Rosso (e per un buon pezzo della sua storia realizzata in partnership con Slow Food, ndr) è stata leader del settore (e tutt’oggi è la più riconosciuta all’estero), tanto da rendere appetibile ad associazioni ed esperti l’idea di crearne di nuove, anche diversificando gli obiettivi originari. A Wine2Wine 2022 (Business Forum di scena a Verona Fiere ieri ed oggi) Sandro Camilli, presidente Sommelier Ais, Giancarlo Gariglio, curatore della Guida Slow Wine, Stefania Vinciguerra - caporedattrice della Guida Essenziale dei Vini d’Italia, e Gabriele Gorelli - membro del Comitato di degustazione della selezione “Five Stars” (Veronafiere), moderati dalla wine-expert Chiara Giannotti, hanno raccontato la loro visione del settore oggi, coi suoi obiettivi, limiti e potenzialità.
La guida Vitae di Ais è nata in seno ad un’associazione che si pone l’obiettivo di formare alla degustazione, di formare professioni ed opportunità lavorative e, di recente, di diffondere più generalmente una cultura del vino il più possibile elevata ad una platea anche di eno-appassionati. In questo senso, secondo Sandro Camilli, il suo valore è attuale, perché l’associazione conosce personalmente i produttori di tutto il territorio nazionale, grazie alla capillare diffusione delle delegazioni regionali: ne consegue una dettagliata e aggiornata scansione della produzione vinicola nazionale riassunta in unno strumento agile e comprensibile a chi cerca di districarsi fra migliaia di produttori di qualità. Anche la guida Slow Wine è nata a partire da un’associazione, che ha fatto suo un motto chiarissimo e conosciuto a livello mondiale: diffondere la cultura del “Buono, Pulito e Giusto” di Slow Food. Va da sé che l’obiettivo della guida, stando a Giancarlo Gariglio, non se ne potesse discostare, creando una doppia valutazione: da una parte l’assaggio organolettico dei vini (che dà una stima oggettiva al “buono”), dall’altra la valutazione della cantina con visita di persona (che dà una stima più soggettiva sul “pulito” e il “giusto”), con il riconoscimento più importante che è quello della “chiocciola”. Il fruitore di questa guida sa esattamente cosa cerca: la definizione di cantine che hanno come obiettivo primario non solo quello di fare buoni vini, ma di non impattare in modo irreversibile sull’ecologia ambientale e umana che la circonda. La Guida Essenziale dei Vini d’Italia di DoctorWine alias Daniele Cernilli, è nata invece per tutti gli appassionati, senza poter contare su di un pubblico preciso già legato ad un’organizzazione pre-esistente. Oltre a fare da tramite fra consumatori e produttori, l’obiettivo per Stefania Vinciguerrra è stato da sempre quello il cercare di anticipare i trend di mercato. O meglio, di adeguare la critica ai gusti in evoluzione del consumatore, stando al passo con le sperimentazioni dei produttori, per renderle leggibili ai consumatori (vedi l’evoluzione degli orange wine). La selezione, ha sottolineato la Vinciguerra, è drastica e parte innanzitutto da una valutazione degustativa che crea automaticamente una gerarchia inevitabile e chiara.
Certo la frammentazione delle guide italiane è un limite. Un limite economico ma anche un limite culturale, che spesso crea confusione nel consumatore e rende opinabile i giudizi “oggettivi” espressi dai degustatori. Anche il “premiare sempre gli stessi” mina la credibilità di un questo settore, che d’altra parte difende così la sua affidabilità e la costanza qualitativa della produzione di certe cantine. Resta da capire quanto siano importanti all’estero. Ovvero, quasi niente. Lo spiega Gabriele Gorelli, che indica come poco fruibili per palati e lingue estere delle guide scritte da critici italiani per palati italiani (unica eccezione, forse, i Tre Bicchieri della Guida del Gambero Rosso, grazie alla sua nota simbologia, chiara ed immediata). Da qui nasce Five Stars, creata da Veronafiere di formare un panel di esperti degustatori esteri ed italiani capaci di valutare i vini nazionali usando una modalità intellegibile anche al di fuori dei confini nostrani, spiegando, ad esempio, come la valutazione oggettiva e positiva di un vino non debba necessariamente incontrare il gusto di tutti. Non traducendo, insomma, ma localizzando.
Per concludere, le guide italiane oggi possono ancora essere uno strumento utile, ma limitato al mercato nazionale e consapevole di fare i conti con una fruibilità sempre più diffusa dei canali immediati del web. Per quanto riguarda l’estero, creare guide in Italia apposta per ogni singolo mercato straniero non è una soluzione perché creerebbe una sorta di ghettizzazione, assolutamente da evitare: bisogna invece puntare su degli ambasciatori locali che riescono a tradurre le valutazioni quantitative in valutazioni qualitative, che risuonano nella cultura a cui appartengono. Tenendo conto anche del fatto che nell’estremo oriente, per esempio, spesso non si beve vino per gradimento “gust-olfattivo”, ma per questioni più legate allo stile o al marchio (e quello italiano è fortissimo).

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