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NUMERI

Le tensioni geopolitiche ed economiche non frenano le spedizioni del vino italiano

Analisi WineNews su dati Istat: guerra e lockdown frenano Cina e Russia. Ma il bilancio è positivo: 2,3 miliardi di euro nei primi 4 mesi 2022 (+12%)
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L’export del vino italiano nei primi 4 mesi 2022

Ridurre la complessità del momento storico che stiamo vivendo in una manciata di numeri può sembrare un’eresia. Eppure, da ogni dato Istat relativo alle spedizioni di vino nel primo quadrimestre 2022, emerge lo stato di salute o le difficoltà delle maggiori economie del mondo, in un quadro comunque positivo per l’export del vino italiano, che, ad aprile 2022, raggiunge i 2,32 miliardi di euro, per una crescita sullo stesso periodo 2021 del +12,6%. Non è un caso che la Cina (di cui abbiamo analizzato i dati dei primi 5 mesi 2022, qui) segni un calo piuttosto evidente delle importazioni di vino italiano: pesano i lockdown di Shanghai e di altre importanti città commerciali del Paese, che nel periodo hanno colpito sia la logistica marittima che i consumi. Allo stesso modo, si fa più evidente il calo degli acquisti da parte della Russia: come ricordiamo spesso, il vino non è oggetto di sanzioni (ad eccezioni delle bottiglie che costano più di 300 euro), ma la situazione economica nei dintorni di Mosca è tutt’altro che rosea. Continuano a correre, invece, Stati Uniti e Canada, con i primi che, in prospettiva, grazie alla parità tra Dollaro ed Euro, sono destinati a crescere ancora di più. In netto recupero la Gran Bretagna, con la Germania che conferma i risultati del 2021, senza particolari scostamenti. In generale, la crescita è inferiore a quella registrata a marzo, ed il motivo è immaginabile: più andremo avanti nel corso dell’anno e più il periodo di riferimento sarà “normale”, visto che un anno fa, da aprile in poi, si stava lentamente tornando alla normalità.

Partendo, come sempre, dai mercati a noi più vicini, la Francia, nei primi 4 mesi 2022, ha importato 86 milioni di euro di vino italiano (+38,7%). Molto bene, limitatamente a numeri meno importanti, anche l’Austria, che segna una crescita del +27,8% a quota 39,1 milioni di euro. La vicina Svizzera mette a segno un importante +3,2%, arrivando a 138,2 milioni di euro e consolidando lo status di quarto mercato di riferimento per l’export di vino italiano. Impercettibile la crescita di quello che, invece, è la seconda meta delle spedizioni enoiche del Belpaese, la Germania, a 360,2 milioni di euro (+0,05%). Positivo il dato dei Paesi Bassi, che segnano una crescita del +5,8%, a 70,5 milioni di euro, poco più del Belgio, che ad aprile rallenta ma non troppo: +25,8% e 69,6 milioni di euro di vino italiano importato nei primi 4 mesi 2022.

I Paesi del Nord Europa vanno a tre velocità distinte: da un lato c’è il +16,8% della Danimarca (56,4 milioni di euro), dall’altro il +0,9% della Norvegia (34,7 milioni di euro), in mezzo la Svezia, con una crescita del +4,2% a 65,5 milioni di euro. Ottimi, ancora una volta, i dati della Gran Bretagna, motore della ripresa dei consumi fuori casa nel 2021, e primo Paese a riaprire le porte di pub e ristoranti senza particolari restrizioni (dal 12 aprile, ndr): 223,5 milioni di euro di vino italiano importato nel primo quadrimestre 2022 (+30,8%). Precipitano, come previsto, le importazioni dalla Russia: -26,4% a 27,5 milioni di euro.

Volando idealmente Oltreoceano, gli Stati Uniti, di gran lunga primo mercato per l’export del vino italiano, confermano il trend dei mesi precedenti, con una crescita del +11% a 567 milioni di euro. Fa persino meglio il Canada, quinto mercato del vino italiano, che qui mette a segno una crescita del +26,7% a 134,5 milioni di euro. Dall’altra parte del globo, come anticipato, la Cina segna una brusca frenata: -8,3% a 38,3 milioni di euro. Molto bene il Giappone, che fa segnare una evoluzione del +17%, a quota 58,7 milioni di euro. Rallentano, invece, sia Hong Kong, dove le fragilità politiche spingono sempre più multinazionali a cercare altri lidi, che la Corea del Sud, dove un anno fa la vita scorreva tutto sommato tranquilla, rispetto al mondo occidentale, con cali, rispettivamente, del -26,7% (7,4 milioni di euro) e del -1,8% (26,8 milioni di euro).

 

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