02-Planeta_manchette_175x100
Allegrini 2018
ESTREMO ORIENTE

L’Europa chiude tutto, e il Chianti riparte dalla Cina, dove il vino italiano ha perso il 39%

Il Dragone vale il 5% del mercato per la prima denominazione della Toscana (che sarà protagonista a Interwine Canton e Qwine)
CHIANTI, CINA, CONSORZIO CHIANTI, PROMOZIONE, vino, Mondo
Il Chianti riparte dalla Cina

Nei primi sette mesi di questo travagliato 2020, l’Italia ha esportato verso la Cina 45 milioni di euro di vino, in calo verticale - del 39,2% - sui 74 milioni di euro dello stesso periodo del 2019. In termini di quote di mercato, così, oggi la Cina vale appena l’1,28% delle spedizioni totali, in valore: un anno fa era al 2%. In un momento così, in cui l’Occidente è alle prese con la temuta seconda ondata della pandemia di Covid-19, appare ancora più evidente quanto la Cina rappresenti un’opportunità enorme per il vino italiano, che, negli anni, è cresciuta a ritmi ampiamente insufficienti. Con qualche eccezione, come il Chianti, per cui la Cina oggi rappresenta il 5% del mercato, “ma la sua rilevanza - spiega il presidente del Consorzio Chianti, Giovanni Busi - non è legata tanto ai numeri attuali, quanto alla crescita importante che il Chianti sta avendo da qualche anno su quel mercato e, viste le dimensioni che quel mercato ha, è chiaro che si intravede una possibilità di sviluppo commerciale veramente importante. Non ci sentiamo di escludere che da qui a qualche anno la Cina possa diventare il mercato più importante per il Chianti”.
Ed allora, aspettando che l’Italia e l’Europa tornino luoghi sicuri in cui promuovere e raccontare il vino, incontrandosi come avveniva nei mesi ormai passati, il Consorzio Vino Chianti riparte da qui, dalla Cina, dove sarà protagonista all’Interwine Canton 2020 (9-11 novembre, Canton) e al QWine 2020 (14-16 novembre, Qingtian). a Canton, il Chianti sarà presente con 10 aziende, e un bancone istituzionale dedicato alla denominazione con 24 etichette di 14 aziende, proponendo una degustazione orizzontale dell’annata 2016 di Chianti Riserva; a Qingtian, invece, il Consorzio torna sempre con 10 aziende, per un totale di 74 etichette, e una degustazione verticale dedicata al Vin Santo del Chianti Doc, con un collegamento virtuale dall’Italia.
“Il ritorno in Cina è fondamentale - riprende Giovanni Busi - significa che le aziende ripartono con le attività di marketing. In maniera un po’ zoppa, perché non c’è la presenza diretta dell’azienda dall’Italia, ma è comunque un’opportunità per affrontare nuovamente il mercato cinese, far assaggiare i prodotti, intrattenere rapporti commerciali, malgrado l’amarezza che rimane nel non poter condividere questo momento fisicamente con i compratori”.

Copyright © 2000/2020


Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit


Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2020

Altri articoli