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LO SCENARIO

L’export agroalimentare 2025 verso i 75 miliardi di euro. L’agricoltura del futuro a Fieragricola

Oggi al via l’edizione n. 117 della più longeva fiera del settore, a Veronafiere. Con 8 aziende su 10 pronte ad investire in innovazione

Pur in un 2025 travagliato, tra dazi Usa, i tagli minacciati alla Pac e poi (per ora) sventati, anche grazie all’impegno in prima linea dell’Italia e del Governo in Ue, tra economie mondiali in difficoltà, crisi geopolitiche e così via, le esportazioni agroalimentari a fine anno dovrebbero aver superato il record di 75 miliardi di euro. A dirlo il Sottosegretario all’Agricoltura, Patrizio Giacomo La Pietra, oggi al via di Fieragricola 2026, a Veronafiere, uno degli eventi più più longevi del settore, all’edizoine n. 117, di scena fino al 7 febbraio. Con la storica fiera che, oltre a presentare le ultime novità soprattutto in termini di innovazione, è anche la celebrazione di un settore, quello agricolo, che secondo i dati Nomisma vede l’Italia leader per valore aggiunto per ettaro (quasi 3.500 euro contro i 1.900 di Germania, i 1.730 di Spagna e i 1.200 della Francia), e per valore aggiunto prodotto (media 2024/2025 pari ad oltre 41 miliardi di euro, contro i 32 di Francia e Germania). Con le aziende italiane sempre più proiettate al futuro, visto che “8 imprese agricole italiane su 10 sono pronte a investire nella digitalizzazione nei prossimi anni”, dice la Coldiretti.
“Un dato che segna la prima vera svolta nell’alfabetizzazione informatica dell’agricoltura nazionale e apre una nuova fase per le campagne italiane. Un cambiamento che permetterà alle aziende di affrontare con più strumenti i cambiamenti climatici, ridurre i costi di produzione e il consumo di risorse, a partire dall’acqua, aumentando allo stesso tempo le rese produttive”, secondo l’anteprima del primo Censimento della digitalizzazione nelle campagne italiane, promosso da Coldiretti Next e presentato proprio a Fieragricola. Secondo Coldiretti, la transizione verso l’agricoltura 5.0 non riguarda solo le tecnologie, ma anche il lavoro. L’adozione di droni, robot, sensori e sistemi satellitari sta cambiando profondamente l’organizzazione delle attività agricole e richiede competenze sempre più qualificate. Coldiretti stima che nei prossimi anni serviranno almeno 5.000 nuove figure professionali per accompagnare la digitalizzazione del settore. Tra le nuove figure emergenti spicca il data analyst agricolo, chiamato ad analizzare i dati raccolti da sensori e macchinari per ottimizzare le operazioni colturali e ridurre gli sprechi. Centrale anche il ruolo del dronista, fondamentale per la mappatura dei terreni e le operazioni di precisione, con un utilizzo dei droni destinato a crescere di circa il 27% entro il 2030, secondo l’organizzazione agricola. Che sottolinea come, secondo i dati Smart Agrifood, “gli investimenti nel settore della digitalizzazione agricola valgono oggi 2,3 miliardi di euro, con oltre un milione di ettari già digitalizzati, pari al 9,5% della superficie agricola nazionale. Numeri che raccontano un comparto in movimento, pronto a cogliere le opportunità offerte dall’innovazione”.
Innovazione attraverso la quale passa il futuro di un settore che, secondo la Cia-Agricoltori Italiani, ha bisogno di più risorse proprio per questo aspetto, “ormai non più una scelta, ma una necessità per un’agricoltura che vale 77 miliardi di euro, ma che ha visto crescere i costi di produzione del 12% solo nell’ultimo biennio. In questo quadro, l’accesso efficace agli strumenti pubblici non è più rinviabile. Nonostante le potenzialità dell’Italia nell’agricoltura 4.0, la domanda di tecnologie - sottolinea Cia - resta spesso insoddisfatta a causa di una burocrazia frammentata e obsoleta. Serve un fondo di garanzia per l’innovazione permanente che superi la logica dei click-day, penalizzanti soprattutto per le aree interne, a favore di graduatorie basate su sostenibilità e merito agronomico. Il fondo “Innovazione” di Ismea, destinato a trattrici a zero emissioni e sistemi digitali, conferma una forte sovra domanda, con risorse esaurite in tempi rapidi. Manca semplificazione e si perdono risorse importanti sulla transizione - sottolinea Cia - che ha ottenuto il rifinanziamento della Zes Agricola, per il Mezzogiorno, ma è ancora largamente insufficiente: 50 milioni per il 2026, a copertura di un solo 12%, sono già stati incrementati lo scorso anno di altri 130 milioni risultati necessari”. Sul tavolo, poi, l’altra battaglia Cia per il credito d’imposta Agricoltura 4.0 che, con poco più di 2 miliardi di euro, non sostiene adeguatamente la meccanizzazione avanzata e la digitalizzazione delle imprese agricole. “Centrali i residui del Pnrr Meccanizzazione, che finanziano fino all’80% gli investimenti in agricoltura di precisione e il rinnovo del parco macchine, ma con il vincolo stringente del collaudo entro l’anno. Le misure per lo sviluppo rurale si confermano lo strumento più stabile per gli investimenti strutturali, sebbene con tempi spesso incompatibili con le esigenze delle aziende”. Ancora, conclude Cia-Agricoltori Italiani, “gli investimenti in ricerca e digitalizzazione sono utili solo se trasferiti alle imprese e, per questo, sono strategici gli stanziamenti al Crea, dal fondo Tea alle risorse previste dall’atteso “Coltiva Italia”, che guarda anche all’Ai in agricoltura. Ma resta il nodo della connettività: solo il 9,5% della superficie agricola italiana è oggi gestita con soluzioni digitali e il ricambio generazionale, strettamente legato a questa dinamica, richiede misure strutturali oltre la proroga degli sgravi contributivi per i giovani agricoltori under 40”.

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