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NUOVA FRENATA

L’export del vino italiano rallenta ancora: 7,2 miliardi di euro a novembre 2025 (-3,6%) sul 2024

I dati Istat, analizzati da WineNews: calano anche i volumi a 1,95 miliardi di litri (-2%). Gli Stati Uniti scendono a 1,62 miliardi di euro (-8%)
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Nei primi 11 mesi 2025 l’export del vino italiano a -3,6% in valore e -2% in volume

È ancora una discesa quella che segna l’export del vino italiano, che vede incrementare, in negativo, il proprio divario dai numeri del 2024, un anno che, non va dimenticato, firmò il record storico per le esportazioni enoiche del Belpaese (a 8,1 miliardi euro, ndr). Come affermano i dati Istat, analizzati da WineNews e aggiornati a novembre 2025, nel confronto con i primi 11 mesi del 2024, lo “score” emette un verdetto di -3,58% in valore (contro il -2,7% di ottobre) a 7,2 miliardi di euro e del -2% in volume (era -1,4% il mese precedente) a 1,95 miliardi di litri. A pesare, e non è più una novità, è l’andamento degli Stati Uniti, storico ed insostituibile partner commerciale per il vino italiano:-8% in valore a 1,62 miliardi di euro e -5,7 in volume a 312,2 milioni di litri. Ad ottobre 2025, sullo stesso periodo del 2024, gli Stati Uniti segnavano -5,6% in valore e -3,2% in volume, a dimostrazione di un novembre negativo per le spedizioni di vino italiano, dove evidentemente dazi e cambio euro dollaro pesano in maniera significativa. La Germania, invece, si conferma il primo partner europeo per il vino italiano in valore e il n. 1, complessivo, in volume. Ma, guardando ai valori, pur restando in territorio positivo, cala leggermente rispetto al dato di ottobre: +0,8%, a 1 miliardo di euro mentre i volumi segnano -3,1% a 442,6 milioni di litri. A completare il podio c’è il Regno Unito che continua a calare i propri acquisti: -4,2% in valore a 770,1 milioni di euro e -2,4% in volume a 240,7 milioni di litri. Alla posizione n. 4 c’è il Canada che, dopo una buona parte dell’anno promettente, e alimentata dalla frenata negli acquisti dei vini americani, sta progressivamente riducendo le importazioni di vino italiano. A novembre 2025, sullo stesso periodo del 2024, siamo a 384,6 milioni di euro (-6,9%). Segue la Svizzera a 356,6 milioni di euro (-5,4%) che non inverte il trend, al contrario della Francia che, stabile, continua ad essere una nota positiva grazie anche ad un “debole” per il Prosecco: 291,2 milioni di euro il valore delle importazioni (+4,2%). Bene, rispetto al 2024, ma con una performance in calo rispetto ad ottobre, anche i Paesi Bassi a 239,2 milioni di euro (+5,8%), il vicino Belgio, invece, a 203,6 milioni di euro fa -5,1%. In Scandinavia spicca il risultato della Svezia a 175,2 milioni di euro (+4,5%) e, passando al mercato orientale, lo scenario di difficoltà non cambia: il Giappone a 161,7 milioni di euro, pur migliorando il dato di ottobre, sigla -4,8%. E poi c’è la Russia, i cui acquisti di vino italiano sono in picchiata nel confronto con i primi 11 mesi del 2024, pur con un consistente recupero, a novembre, rispetto ad ottobre: in totale -18,3% a 189,8 milioni di euro. L’Austria, a 136,8 milioni di euro, continua ad andare in negativo (-9%); restano non lontani dai valori del 2024, invece, l’Australia a 65,2 milioni di euro (-1,6%), la Corea del Sud a 44,8 milioni di euro (-1,5%) e, ma in terreno positivo, il Brasile a 39 milioni di euro (+1,8%). Crolla la Cina che si ferma a 60 milioni di euro (-26%). In attesa degli effetti dell’accordo con l’Unione Europea che rivoluziona la politica dei dazi, l’India rimane ancora un mercato marginale per il vino italiano con il valore nei primi 11 mesi del 2025 a 2,4 milioni di euro, pur in crescita sul 2024 (+3,7%). Le esportazioni di vino italiano, dunque, nel complesso non affondano, ma continuano a navigare tra le incertezze e le difficoltà. Novembre 2025 ha restituito una fotografia ancora una volta negativa e salvo pochissime eccezioni i trend non hanno regalato svolte benauguranti.
Colpisce il dato degli Stati Uniti che, se si esclude quello di agosto, è il peggiore in valore in tutto il 2025 ed è difficile immaginare che ci sarà un colpo di coda a dicembre. Il pianeta vino, intanto, è proiettato in un 2026 partito con scorte alte in cantina e tante sfide da affrontare in uno scenario complesso dove, ad incidere, è anche il cambiamento dei consumi.

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