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Libero

Quelle nozze mauritane a Santadi … Viaggio nel cuore del Mediterraneo tra i miti, la storia, il mare e i sapori del Sulcis ... Tra le mani un bicchiere di “Terre Brune” mentre tramonta sulla punta di Porto Pino (qui una sosta gastronomica la merita Luxia Arrabiosa: tel. 339.7314814) dove le vigne si lasciano accarezzare dallo zaffiro fuso del Mediteranno un sole di fuoco. I riflessi di un viola cupo, impenetrabile, del calice s’accendono di luci antiche, di riflessi sanguini e il vino s’esprime con aromi di mirto, la pianta sacra dei sardi, con dolcezze di prognosi selvatici che punteggiano le campagne, con refoli di pietra, di mina ché le miniere d’argento sono poco più in là e fanno baluginare le dune di Piscina di un firmamento terrestre. Sono quei granelli come stelle precipitate e indorano l’orizzonte (non si può rinunciare ad un soggiorno all’hotel Le Dune: info: 070.977130). Intorno è silenzio antico, remoto, come la civiltà di queste terremare dove s’alternano laghi e costiere, vigne e sassi, vestigia di una civiltà sepolta e pure presente nelle vene dei sardi del Sulcis. C’è un senso d’eterno in questo angolo dell’isola continente che sta a Sud-Ovest dove a Sant’Antioco, a Carloforte arrivarono i genovesi che hanno lasciato in eredità dialetto e tecnica marinara. Qui il tonno è messe, qui l’acciuga è grassa e aulente. Nelle case di Santadi c’è il fervore lieto che precede la festa. Domani, il primo d’agosto, si celebra un rito che sfuma nella leggenda: il matrimonio mauritano: Sarà benedetto dal Carignano, vitigno atavico, che marca il Sulcis con i suoi profumi d’eleganza assoluta, con quello spessore fiero e gentile che inebria i sensi. Non c’è qua niente che lasci spazio alle distorsioni mondane del settentrione, dei mega yacht, delle starlette che passeggiano sulle banchine e sculettano nei locali alla moda in cerca di ingaggi di celebrità. Antonello Piloni, presidente della Cantina di Santadi (info: 0781.950127) una “sociale” che ha sfidato col “Terre Brune” e vinto il gotha del vino mondiale, è prima di tutto un sardo. Parla la sua lingua, l’ha difesa, è un baluardo dell’identità di questa terra. Sussurra: “Benedette le nostre vigne ché se non ci fossero state loro qui sarebbe miseria, qui saremmo stati colonizzati dal turismo senza volto. Chiuse le miniere abbiamo trovato un altro filone aurifero: il Carignano. Che ci consente di perpetuarci in ciò che siamo. Domani vedrai, domani vedrete che cos’è la nostra festa degli sposi”. A farlo scoprire il Carignano è stato Giacomo Tachis che qui in sardigna ha trovato la terra della felicità. Ha fatto per Santadi il “Terre Brune” ha fatto per gli Argiolas (info: 0707.740606), che stanno a Perdiana sul versante cagliaritano ma egualmente partecipano della fierezza di queste terre, il “Turriga”, un rosso eccelso che orgogliosamente porta in etichetta il bronzetto della Grande Madre (si trova all’Archeologico di Cagliari: impedibile), la divinità che tutto governa della vita dei sardi. Ha fatto infine il “Barrau”, con Agripunica, esaltazione totale di questo vitigno del Sulcis. E tutto questo ha un ché di sacrale. Ecco perché il rito antico che domani si celebra a Santadi (info: Comune di Santadi, 0781.94201) il matrimonio maritano, ma la festa comincia oggi e si protrae fino al due di agosto, potrebbe essere la parafrasi delle nozze di Cana e diventare le nozze di Carignano. Si mutò - narra Giovanni l’acqua in vino per gli sposi – qui si è mutato per questi sposi il vino in anima. Ma un soggiorno a Santadi non può prescindere dalla cognizione di Maureddia (il Sulcis) dalla sua genesi. Che si materializza nell’area archeologica di Montessu, come dall’esplorazione delle grotte di Is Zuddas, delle “domus de janas” dei nuraghe, della fortezza fenicio punica di Pani Loriga. Ma da Santadi si parte per un tour che porta al mare di Porto Pino, e poi all’arcipelago di Sant’Antioco che doppia il lago di Porto Panu. Che inebria del salmastro degli stagni di Porto Botte che arriva a Capo Teulada a vedere la maestà del Tirreno e a Pula a risentire l’eco della preistoria. In questo giro conviene allungarsi fino a Nuxus a Nord Est di Santadi per andare a trovare i Fanutza che gestiscono Letizia una delle tavole più autentiche di tutta la Sardigna (tel. 0781.957021). è un territorio eccelso e profumato dove accanto al vino, il Carignano, al Vermentino, al Nasco, si sente il profumo del grano nel pane rituale di Civraxiu e quello fragrante di Cocoli, l’extravergine, il maiale, il pecorino. Sarà questa domani - come da sempre la prima domenica di agosto - la mensa degli sposi del matrimonio maritano, così chiamato in onore dei riti africani delle genti protostoriche che civilizzarono questi scogli. È una festa suggestiva dove il rito cattolico con gli sposi vestiti in costumi tradizionali portati sui carri trascinati dai buoi fino alla chiesa di San Niccolò. Tra piogge di fiori e di grano gli sposi scortati da cortei folcloristici che vengono da tutta la Sardigna pronunciano il “sì” davanti a Dio, ma poi compiono il rito pagano dell’acqua e di Sa Grazia. Un mistero che si perde nella notte del tempo. Remoto come il fascino di queste terre.

A Settembre si replica a Selargius. I matrimoni rituali sono una delle caratteristiche identitarie del Sud della Sardigna. Se quello di Santadi è scandito dai fiori, dal grano, dall’acqua, dai riti della fertilità pagana, quello selargino, è la festa di Selargius un paese in provincia di Cagliari dove la filigrana d’argento è una manifestazione di assoluta arte, sfuma invece nei rituali magici della civiltà nuragica. Il matrimonio selargino, che qui è bagnato da Cannonau, altro vino dell’identità sarda (notevolissimo quello di Meloni che ha cantina proprio a Selargius, info: 070.852822). Il matrimonio selargino si svolge la seconda domenica di settembre. I due cortei nuziali, con le spose vestite di filigrana d’argento, percorrono il paese al suono delle Launeddas e la folla benedice gli sposi con il lancio di grano e sale che erano le antiche ricchezze di queste zone. Il rito si svolge in lingua sarda nell’antica, piccola chiesa di San Giuliano edificata nel dodicesimo secolo. Gli sposi si scambiano promesse scrivendo una pergamena che verrà custodita per un quarto di secolo prima di essere consegnata ai figli della coppia. La festa dura tre giorni ed è un tripudio di sardità (info: Pro Loco Selargius, 070.846611).

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