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Libero

Il torchio ... Un po’ di educazione... L’Italia ha un nuovo patrono. C’era già San Francesco? Lo hanno pensionato: aveva a che fare con il vino. Alzava il calice tutti i santi giorni. Il nuovo patrono è Tafazzi, un flagellante. Gli agiografi sono Aldo, Giovanni e Giacomo. Ci hanno disvelato che per mortificarsi era solito battersi i santissimi con una bottiglia. La rivelazione si è avuta alla vigilia del Vinitaly quando - puntuale - è uscita la ricerca dell’Istat: siamo un paese di ubriaconi e i giovani sono etilisti cronici. L’ Istat dà i numeri e anche le spiegazioni e ha detto: il vino non c’entra. Ma intanto si fanno strada campagne e slogan proibizionisti contro il vino che è uno dei valori prima ancora che economici culturali del nostro
Paese. Dove peraltro i consumi sono crollati. A “drogare” i ragazzi e a ubriacare gli adulti sono i
superalcolici. E tra questi neppure la grappa che è, al pari del vino, un valore culturale. Sono i modelli a-valoriali d’importazione come le schifezze che i giovani tracannano a rovinarli. A fermare l’abuso di alcol serve proprio il vino. Bisogna rieducare i giovani al consumo tradizionale del vino: durante i pasti, come piacere, come lubrificante dei sentimenti e degli affetti familiari. Lo sballo non è conseguenza del vino, ma dell’abbandono della funzione educativa della famiglia. L’Istat misuri anche il vuoto dei giovani. Scoprirà che sballando sono i più fervidi devoti a Tafazzi.

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